Umbria, terra di storia, di paesaggi mozzafiato, di prelibatezze enogastronomiche, di luoghi incantevoli e mistici. Uno di questi è senza dubbio il paese di Cascia, comune del basso perugino, al confine con il Lazio e la provincia di Rieti, situato sulla riva destra del fiume Corno, uno dei più importanti affluenti del Nera.

ORIGINI, TERREMOTO, DEVOZIONE: STORIA DI CASCIA

Posto su uno degli altipiani che dominano la Valnerina, Cascia sembra prenda il nome da Cassia, antichissima gens romana da cui deriva il toponimo di una delle principali vie consolari della Roma antica. Le origini di Cascia sono da ricercare nel centro romano di Cursula, distrutto nel I secolo a.C. da alcune incursioni di popolazioni locali e principalmente da ripetuti terremoti.

È, tuttavia, nel corso del medioevo che la cittadina umbra si afferma come centro urbano e questo grazie alla sua posizione geografica che lo rese ideale come castello di pendio, difficile da espugnare ma ben collegato con importanti altre località.

Cascia. Il santuario di Santa Rita

Cascia. Il santuario di Santa Rita

Il nome di Cascia, compare per la prima volta in modo ufficiale nel 553 d.C, quando venne occupata da Narsete, valente generale bizantino, uno dei protagonisti della conquista dell’Italia, voluta dall’imperatore Giustiniano ai danni dei Goti e dei Franchi.

La storia di questa località, almeno fino al XVI secolo, quando venne incorporata nel territorio dello Stato Pontificio, fu decisamente travagliata, passando spesso da un dominio all’altro.

Nel 1809, durante la breve occupazione napoleonica della zona, il comune di Cascia conobbe per mano dei francesi l’onta della cancellazione. La cittadina fu smembrata per decreto imperiale, confluendo nel comune di Poggiodomo. Si trattò, tuttavia, di un breve periodo. Con la caduta di Napoleone, Cascia tornò alla sua piena indipendenza anche se, nel 1850, dovette subire la perdita di una porzione di territorio che passò sotto le dipendenze del Regno delle Due Sicilie.

Più che le vicende storiche e militari, furono i terremoti a scandire in modo travagliato e drammatico la storia di questo centro abitato. La zona di Cascia, infatti, è la più sismica di tutta l’Umbria e non pochi sono stati i terremoti che hanno profondamente segnato il suo assetto urbanistico.

Fra questi i più importanti furono quelli del 1300, del 1599 e, infine, del 1703. Quest’ultimo si verificò il 14 gennaio e fu ben presto ribattezzato, a causa dell’incredibile magnitudo, Il Grande Terremoto. Quell’evento sismico, che ebbe in Cascia l’epicentro, si irradiò in tutto il territorio dell’Appenino reatino, toccando località quali Norcia, Leonessa, Montereale, e arrivando a lambire pure L’Aquila. La città abruzzese fu poi quasi completamente distrutta da una seconda devastante serie di scosse telluriche, che si verificarono il 2 febbraio dello stesso anno, il giorno della Candelora.

IL SANTUARIO DI SANTA RITA DA CASCIA

Interno della Basilica di Santa Rita da Cascia

Interno della Basilica di Santa Rita da Cascia

Cascia pagò in termini di vittime un conto drammatico. Furono oltre 700 le persone che morirono in occasione del sisma del 14 gennaio. Ma il paese, risorse da quell’immane tragedia, grazie anche alla profonda fede per la sua cittadina più illustre: Santa Rita, al secolo Margherita Lotti.

Tutta la storia della località umbra è da secoli strettamente connessa alla figura della religiosa che nacque a Roccaporena, piccola frazione montagnosa a pochi chilometri da Cascia, nel 1381. La vita della futura santa a causa della mancanza di fonti coeve affonda nel mistero. Di lei si conosce l’anno di nascita ma non il giorno e il mese. Crebbe nel territorio di Cascia, in un periodo storico a cavallo fra il XIV e XV secolo, in cui la cittadina era un importante centro commerciale e culturale di sedicimila abitanti.

Margherita, in casa chiamata con il diminutivo di Rita, all’età di diciotto anni andò in sposa al giovane Ferdinando Martini, un matrimonio imposto dalle volontà delle rispettive famiglie. Si trattò di un’unione non certo felice, nonostante la nascita di due figli gemelli. Il marito era una persona particolarmente collerica e Rita subì non poche violenze nel corso di quella unione che, però, come raccontano i biografi, sopportò con incredibile perseveranza, senza mai lagnarsi ma cercando anzi, con la dolcezza e con il sorriso, di temperare il più possibile. Sembra che riuscì anche a convertire il marito tanto che, uno degli appellativi della santa, è quello di Avvocata delle cause impossibili.

Ferdinando, dopo alcuni anni dal matrimonio, morì, vittima di un agguato tesogli probabilmente da alcuni suoi avversari politici. Pochi anni dopo, a causa della peste, morirono anche i due figli e Rita, rimasta sola, abbandonata dai parenti del marito, chiese di poter entrare nel monastero agostiniano di Santa Maria Maddalena in Cascia, una volontà che avrebbe voluto esaudire molti anni prima.

La richiesta non venne tuttavia immediatamente accettata. Il motivo del rifiuto, reiterato oltretutto, fu probabilmente il timore delle monache di possibili ritorsioni ad opera dei nemici del defunto Ferdinando Mancini, almeno stando a quanto riportato da padre Agostino Cavallucci, che nel 1610 scrisse la principale biografia sulla santa.

Solo nel 1407 Rita riuscì finalmente ad entrare nel monastero agostiniano dove rimase fino alla morte, avvenuta il 22 maggio 1457.

La singolarità di questa santa, una delle più venerate in Italia, è l’esser stata beatifica e canonizzata secoli dopo la sua morte. Fu, infatti, resa beata solo nel 1627 da Urbano VIII, il papa caro a Bernini e santa, addirittura, nel 1900, ben 453 anni dopo la morte.

Il 24 maggio 1900, pochi mesi prima del regicidio di Umberto I a Monza, papa Leone XIII, il pontefice della Rerum novarum, proclamò Rita santa, rendendo di fatto istituzionale un culto radicato da secoli nel territorio di Cascia e non solo.

Le cronache raccontano che il primo miracolo Rita lo compì il giorno stesso in cui entrò nel monastero di Santa Maria Maddalena. La futura santa riuscì a fare ingresso nell’edificio in piena notte e, cosa prodigiosa, nonostante le porte fossero ben chiuse.

Alla figura della Santa, che nel 1432 ricevette le stigmate (nello specifico, una spina si staccò dal Crocifisso davanti al quale stava pregando, conficcandosi nella sua fronte) è legata la costruzione della monumentale basilica, i cui lavori cominciarono nel 1937.

Già nei primi anni del XX secolo, si avvertì da più parti l’esigenza di costruire una nuova e più grande chiesa; l’antico edificio agostiniano, costruito nel corso del 1400 e ricostruito poi nel 1557, non era infatti più sufficiente a ospitare un numero di pellegrini in continua crescita. A battersi per una nuova basilica, fu, in particolare, Maria Teresa Fasce, la badessa del monastero di Santa Rita, che si adoperò per promuovere varie sottoscrizioni e per convincere le autorità religiose e pubbliche a realizzare la nuova chiesa.

La perseveranza della Madre superiora alla fine prevalse, nonostante una miriade di problemi, non solo di natura economica. La prima pietra venne posta il 20 giugno 1937 dal cardinale Enrico Gasparri. Dieci anni dopo, il 18 maggio 1947, la chiesa fu consacrata e il 1° agosto del 1955, Papa Pio XII, la elevò a basilica minore.

La Basilica di Santa Rita da Cascia, edificio decisamente imponente,  è collocata nel punto più alto del paese, al quale si arriva attraverso uno scenografico viale. Il progetto originario, che riprende, mescolandoli, stili bizantini e romanici, fu dell’ingegnere monsignor Spirito Maria Chiapetta.

L’esterno è certamente caratterizzato dalla riconoscibilissima facciata in travertino, con ai lati le due alti torri, opera di Giuseppe Martinenghi, e dall’imponente portale, ai fianchi del quale si trovano dieci formelle a rilievo, riproducenti scene legate alla vita della santa, realizzate dall’artista Eros Pellini.

L’interno, ricco di marmi policromi e affreschi coloratissimi, presenta un’inconsueta pianta a croce greca con bracci absidati, sormontati da un ampio matroneo. Particolarmente degno di nota è l’altare maggiore, con arredi di Giacomo Manzù e del Pellini,

Ma il luogo più importante è naturalmente la Cappella di Santa Rita, che custodisce le spoglie della santa dentro un’urna di cristallo, realizzata nel 1930 e oggetto di infiniti pellegrinaggi.

Oltre alla Basilica Superiore, il Santuario di Santa Rita si compone di altri tre edifici: la Basilica inferiore, il monastero e la Penitenzieria. Nella Basilica inferiore, dove è seppellita Maria Teresa Fasce, si trova il Corpus Christi. La storia di questa reliquia risale al 1330 ed è legata alla città di Siena e alla figura di un umile sacerdote. Questi,  dovendo portare l’ostia per la comunione a casa di un malato, decise di inserirla dentro il breviario. Giunto al cospetto dell’infermo, nell’aprire il libro, si accorse che l’ostia, non solo si era tramutata in sangue, ma quelle gocce miracolosamente avevano delineato il profilo di Cristo.

Alcuni anni dopo, la reliquia venne traslata a Cascia dal monaco agostiniano Simone Fidati, in seguito beatificato, il cui corpo è conservato all’interno della basilica inferiore.

COSA VEDERE A CASCIA OLTRE ALLA BASILICA DI SANTA RITA

Ma Cascia è anche altro oltre al santuario. Innanzitutto la chiesa di San Francesco, in piazza Garibaldi, costruita nel 1424 sui resti di una precedente di età medievale. L’edificio, dalla bianca facciata e dal bel rosone, custodisce al suo interno una preziosa tela del Pomarancio, raffigurante il tema dell’ascensione di Cristo.

Da visitare è anche Santa Maria della Visitazione. Si tratta dell’antica pieve, più volte ricostruita a causa degli effetti di diversi sismi, che venne edificata per la prima volta nell’856. L’interno presenta diversi affreschi di varie epoche, tra cui i più antichi sono quelli della controfacciata, risalenti ai primi del Trecento. Degna di nota è anche la bella acquasantiera realizzata nel corso del XV secolo da Paolo da Visso.

Cascia, tuttavia, non è solo chiese e luoghi religiosi. Nel tessuto urbano si collocano anche alcuni palazzi gentilizi, come palazzo Frenfanelli, sede del Comune, o palazzo Santi, che ospita il museo civico. Se il tempo lo permette è consigliabile la visita al Tempio romano, in località Villa San Silvestro, a pochi chilometri da Cascia e naturalmente a Roccaporena, dove nacque Margherita Lotti. Un minuscolo paesino, con  meno di cento abitanti, incastonato in un suggestivo paesaggio, dove è possibile visitare anche la casa natia della religiosa (nel 1629 consacrata in cappella), impreziosita da una tela del pittore napoletano Luca Giordano.

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