Se si è stati o si è tutt’ora in relazione con un narcisista patologico, ci si è imbattuti, forzatamente, nel suo silenzio punitivo. La premessa è d’obbligo: se si sta subendo questa modalità di abuso, l’unica e sola cosa da fare è chiudere la relazione. Fare di tutto per interromperla, perché può solo peggiorare, costringendovi a rimanere in una sorta di girone dantesco, dove ciclicamente si ripetono e si alternano gli abusi, le punizioni e i fasulli ripescaggi.

COS’È IL SILENZIO PUNITIVO?

Ma cos’è il silenzio punitivo del narcisista? Perché si attua e come superarlo? È un silenzio, un non rispondere, uno sparire con cui il narcisista punisce il/la partner, l’allontana momentaneamente, congelandola in una stasi di dolore e sensi di colpa. Può non rispondere più a telefonate e messaggi, può visualizzare le chat e non rispondere o non visualizzarle per niente. Può bloccarla su tutte (o generalmente solo su alcune) piattaforme social, può cambiare numero.

Il silenzio punitivo è uno “spazio” che il/la narcisista si prende per avvicinare, corteggiare ed entrare in relazione con un’altra persona, che a sua volta diventerà una risorsa (principale o secondaria, a seconda di come si svilupperà il rapporto). E il/la partner? Rimane senza nessuna risposta, iniziando ad addossarsi tutte le responsabilità per quella punizione.

In realtà, da parte del narcisista, è tutto molto preventivato. Cioè inizia a comportarsi male, con freddezza, con distrazione, con distacco. La vittima si innervosisce, si sente frustrata e si innesca il litigio.

Il narcisista, a questo punto, sparisce. Perché lo attua? Perché così ottiene più vantaggi nello stesso momento. Si libera per un po’ del/della partner per agire indisturbato e, libero di muoversi, può dedicarsi alla nuova persona che l’attira…

Caravaggio, "Narciso" (1597-1599)

Caravaggio, “Narciso” (1597-1599)

E l’ignara precedente vittima? Rimane bloccata nella punizione del silenzio finché il narcisista non ritiene opportuno tornare, anche solo per fare una verifica. Una verifica che lo conforti del fatto che niente sia cambiato e che la sua vittima sia rimasta cristallizzata nella sofferenza per lui.

Ottiene, così, un rifornimento narcisistico che non ha pari. Sa che la vittima si sta struggendo per lui. Quando percepirà che, dopo un (sempre troppo lungo) lasso di tempo lei si sta distaccando e sta riprovando a vivere, il/la narcisista ritornerà, anche perché, possibilmente, nel frattempo si è stancato dell’ultima conquista.

E qui veniamo ad un altro punto, che difficilmente si prende in considerazione, ma è fondamentale: il narcisista è un “pigro”. Il grande dispendio di energia avviene solo da parte della vittima. È lei che si pone domande, si interroga, si strugge, si condanna e assolve il narcisista. Lui, con pochi espedienti, ottiene tutto il rifornimento di cui necessita (sebbene non basti mai perché è perennemente affamato, infelice e insoddisfatto).

Ma, comunque, durante il trattamento del silenzio, il narcisista non pensa alla sua vittima, se ne sente completamente distaccato, emotivamente e mentalmente.

Non pensa alla persona che ha messo in silenzio, se non in termini di disprezzo. Perché lei, stando male, ha dimostrato tutta la sua vulnerabilità. Perché, per il narcisista, i sentimenti che il/la partner prova per lui, sono espressione di debolezza e, per questo, da manipolare.

Con la superficialità di sentimenti di cui è capace, si sposta di vittima in vittima, mantenendo, però, salda una sorta di gerarchia tra loro. C’è la fonte primaria di approvvigionamento (spesso anche economico), la/il partner ufficiale e ci sono le risorse secondarie e terziarie, amiche e amanti. A turno vengono sottoposte al silenzio punitivo, secondo le personali esigenze del narcisista.

COME SUPERARE IL SILENZIO PUNITIVO?

Una volta chiaro che il silenzio punitivo altro non è che una vile e crudele forma di abuso, l’unica cosa da fare è il non fare, assolutamente, niente.

È chiaro che è difficile, perché, per chi lo subisce, questa è una fase in cui si incastrano una sopra l’altra paure e angosce, paura dell’essere stati abbandonati, messi da parte, dimenticati.

La gelosia e l’insicurezza si fondono, creando uno scenario da cui è difficile uscire. Ma, d’altronde, continuare a cercare il narcisista durante il trattamento del silenzio è inutile e controproducente, perché il silenzio si prolungherà tanto più si cercherà di interromperlo.

Bisogna anche tenere presente che, durante il trattamento del silenzio, il narcisista non pensa alla vittima, non ha rimorsi né pensa a quando e se interromperà tale trattamento. Duro da accettare, ma è così. Quindi tanto più si cerca il narcisista durante il silenzio punitivo, tanto più lui si sottrarrà.

Bloccarlo su WhatsApp, Facebook… sembrerà un atto, comunque, di attenzione nei suoi confronti. Mettere foto o messaggi sui social sortisce lo stesso effetto. Il narcisista capirà che sono tentativi di attirare la sua attenzione e non li prenderà minimamente in considerazione, deridendoli.

Perché se si è durante la fase del silenzio, è chiaro che si è anche nella fase della svalutazione. Ignorarlo, invece, è l’unica forma possibile di riscatto. Ma l’ultimo, conclusivo, scopo deve sempre e solo lo stesso: fuggire il più lontano possibile da lui e dalle due manipolazioni.

 

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