Borgo caratteristico della valle del Fiora, Sovana stupisce per la sua composta bellezza. Sorta in un contesto naturalistico pregevole, è caratterizzata dalla presenza del tufo e dalla bellezza dirompente del pregevole duomo e del suo piccolo centro storico. In un silenzio irreale, il borgo maremmano si apre al viaggiatore attento alle piccole cose. Nella via principale, arricchita da fiori colorati e gatti, nacque papa Gregorio VII, il pontefice che rivendicò con il Dictatus Papae la superiorità della chiesa romana sull’impero.

Sovana, che oggi è una frazione del territorio di Sorano, è così caratteristica da essere entrata a far parte dei Borghi più belli d’Italia. La concentrazione di edifici civili e religiosi in un fazzoletto di terra così ristretto ricordano i fasti del passato quando durante il Medioevo la cittadina era divenuta un importante centro. Il suo passato, però, si lega anche al popolo etrusco di cui rimangono importanti testimonianze poco fuori dal paese. Insieme a Pitigliano e Sorano costituisce le cosiddette città del tufo, borghi costruiti grazie all’utilizzo di questa roccia vulcanica.

STORIA DI SOVANA, BORGO MAREMMANO

Scorci del centro storico del borgo toscano

Sovana, scorci del centro storico

Sovana fu un importante centro etrusco sorto in un territorio prossimo alla potente città di Vulci. Divenuta poi sede municipale sotto Roma, si trasformò in sede vescovile nel corso del VI secolo. La sua storia si legò successivamente in maniera indissolubile alla famiglia Aldobrandeschi, essendo scelta come sede della Contea nel 935, anno della distruzione di Roselle da parte dei Saraceni.

Considerato il vasto territorio soggetto ai Conti, questi presero la saggia decisione di allontanarsi dal mare e di ritirarsi verso terre più interne e più facilmente difendibili. Grazie a tale scelta, Sovana divenne il centro del potere politico ed economico di tutta quell’area. Ed è proprio nel corso dell’XI e del XII secolo che cominciarono ad essere costruiti edifici pubblici e chiese.

Il conflitto continuo con Orvieto e soprattutto Siena fu una condizione che perdurò a lungo. A questo si aggiunsero le sollevazioni di un popolo ridotto alla fame a causa delle forti imposizioni fiscali. In più, a causa di uno scontro interno alla famiglia, la Contea venne divisa in due parti. A Ildebrandino conte di Sovana vennero assegnate oltre alla capitale del feudo, Pitigliano, Sorano, Orbetello, Marsiliana. A Ildebrandino conte di Santa Fiora invece Campagnatico, Arcidosso, Selvena, Castiglion d’Orcia.

Nel 1410 Sovana passò alla Repubblica senese e nel 1557 al Granducato di Toscana. Erano oramai gli anni della decadenza del borgo ridotto a paese fantasma. Per arrestarne il declino il granduca Ferdinando I dei Medici promise terreni gratuiti per le persone che fossero disposte a trasferirsi nel centro maremmano ma lo spopolamento assunse sempre più un carattere preoccupante, tanto che nel 1844 la sede episcopale venne trasferita alla vicina Pitigliano. La cittadina era ridotta a poche case malridotte e chiese in rovina; mancava l’acqua potabile e nel territorio cominciò ad imperversare la malaria. Gli abitanti che resistevano erano in tutto sessantaquattro e l’aspetto spettrale del borgo gli aveva fatto guadagnare l’appellativo di “città di Geremia“. Solo negli ultimi decenni, con gli scavi che hanno portato alla luce i resti della civiltà etrusca e con  il restauro di edifici pubblici e case,  Sovana ha ripreso vita. Entrandovi sembra di avere varcato un tunnel spazio-temporale che ci ha portato indietro nel tempo.

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I MONUMENTI DI SOVANA, COSA VEDERE

Sovana, la rocca aldobrandesca

Sovana, la rocca aldobrandesca

Della  fiorente epoca medievale rimangono numerosi edifici. Affacciata sulla strada che conduce a San Martino sul Fiora si erge la rocca aldobrandesca, che cingeva la cittadina e la proteggeva dalle incursioni nemiche. Costruita nel corso dell’anno Mille, fu rinforzata nel corso del Duecento e del Trecento ed i resti che oggi si possono ammirare risalgono proprio a quel periodo.

Sovana, uno scorcio del borgo

Sovana, uno scorcio del borgo

Seguendo Via del Pretorio si arriva alla piazza principale del paese su cui si aprono gli edifici principali. A destra il Palazzo Pretorio, in stile romanico, la Loggia del Capitano, il Palazzo dell’Archivio e la bellissima Chiesa di Santa Maria, costituita da tre navate ed esempio evidente della transizione tra lo stile romanico ed il gotico. Di notevole importanza il ciborio posto nell’abside costituito da quattro colonne che sorreggono un elemento conico. Decorato con elementi geometrici, floreali ed animali, rappresenta uno dei rari esempi di arte pre-romanica in Toscana. Nella navata destra, accanto all’entrata, sono collocati due affreschi del Cinquecento raffiguranti scene sacre.

Ma il meglio deve ancora venire perché, oltrepassata la piazza, ci si incammina lungo Via del Duomo dove, al civico 29, si incontra la casa del personaggio illustre a cui ha dato i natali Sovana: quell’Ildebrando da Soana che venne eletto papa con il nome di Gregorio VII e che, con la Bolla Dictatus Papae (1075), enunciò in ventisette proposizioni la supremazia del potere spirituale su quello temporale.

Il duomo di Sovana

Il duomo di Sovana

Alla fine della strada si giunge al luogo simbolo di Sovana, il Duomo intitolato ai Santi Pietro e Paolo, in stile romanico. Secondo studi recenti, venne iniziato nel corso dell’XI secolo per poi essere rimaneggiato più volte nei secoli a venire. Diviso in tre navate, il Duomo rappresenta un esempio di transizione dall’arte romanica a quella gotica, con alternanza di archi a tutto sesto e di archi  a sesto acuto. Perla dell’edificio è la Cripta, posta al di sotto del presbiterio e costituita da piccole volte sorrette da sei colonne. Costruita in pietra tufacea, la Cripta dell’VIII secolo custodisce le ossa di San Mamiliano, patrono della città di Sovana.

Usciti dal paese non si può non visitare la stupenda necropoli di Sovana, riscoperta nell’Ottocento dopo secoli di oblio. Le tombe tufacee si aprono alla vista dei visitatori all’interno di un fitto ed ombroso bosco. La tomba Pola, la tomba del Trifone e soprattutto la tomba Ildebranda colpiscono per la loro bellezza assoluta e per l’attenzione al particolare. Non può mancare una passeggiata lungo le tagliate etrusche, le antiche vie che gli Etruschi scavavano nella roccia che sono così suggestive da attirare anche i visitatori più disattenti.

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