Aggiornamento articolo: 17/08/2026
“La Terza Roma si dilaterà sopra altri colli lungo le rive del fiume sacro sino alle spiagge del Tirreno” riporta ancora oggi la facciata del Palazzo degli Uffici dell’EUR a Roma. Una città simbolo dell’antichità e del cristianesimo, che doveva divenire l’incarnazione della modernità e del genio fascista.
Mussolini aveva in mente di progettare e fondare una nuova Roma protesa verso il futuro e verso il mare, un nuovo quartiere fascista che attraverso monumenti, strade, edifici rappresentasse la proiezione di una romanità futuristica e moderna. La città nuova non poteva soltanto essere opera di sventramenti e ricostruzioni all’interno dell’antica cinta muraria, non poteva concludersi necessariamente entro il perimetro ristretto della Roma di un tempo; doveva semmai espandersi, conquistare nuovo terreno e protendersi verso il Tirreno.
EUR Roma: il progetto dell’urbanistica fascista

La popolazione della capitale era destinata ad aumentare tanto che l’architetto Gustavo Giovannoni prevedeva per il 1980 una popolazione di circa tre milioni di abitanti con tutti i problemi di viabilità connessi. L’urbanistica fascista doveva rispondere ad una precisa politica di propaganda e di promozione del regime che individuava nella città di Roma la futura capitale della civiltà universale.
Così dopo la politica degli abbattimenti e degli sventramenti operati dal fascismo negli anni Trenta, si prese in considerazione l’idea di aprire i confini della città e di espanderla verso il mare. Il Mussolini “costruttore” aveva già fondato cinque nuove città nell’Agro Pontino dopo la bonifica dell’area ma serviva un’opera urbanistica più imponente, un progetto dal forte simbolismo monumentale che consegnasse il duce alla storia come il fondatore della nuova Roma.
L’occasione per la realizzazione del progetto si presentò quando il regime nel 1935 espresse la volontà di candidare Roma quale sede dell’Esposizione Universale da tenersi nel 1941. Il governatore di Roma, Giuseppe Bottai, propose infatti a Mussolini di ospitare l’evento nella capitale ed il duce ne fu subito entusiasta.
Si decise successivamente di spostare l’esposizione al 1942 per farla coincidere con le celebrazioni dei venti anni dalla marcia su Roma. La circostanza era ghiotta perché consentiva all’Italia di darsi lustro dinanzi alle altre potenze mondiali ma rimaneva comunque il problema di dove ospitare l’esposizione universale.
Fu lo stesso Mussolini che indicò il luogo dove costruire le strutture a carattere stabile che dovevano essere utilizzate per l’expo. A sei chilometri a sud di Roma, vicino alle Tre Fontane, sarebbe sorta la “Terza Roma”, una città vera, reale, senza padiglioni temporanei; una città che avrebbe visto l’allungamento di Roma verso il Mediterraneo.
Il progetto del nuovo polo denominato E42 era destinato “a rimanere nei secoli con edifici che avranno le proporzioni di San Pietro e del Colosseo[…]. Il tutto sarà dominato da un gigantesco arco romano […] come simbolo delle volontà umane tese nello sforzo di realizzare la pace su basi durature”, così si espresse Mussolini nel discorso al Campidoglio tenuto nel 1938.
MUSSOLINI E L’EXPO ALL’EUR: L’ESPOSIZIONE UNIVERSALE MANCATA

Tra i principali protagonisti del progetto dell’EUR vi fu l’architetto Marcello Piacentini, che assunse il coordinamento tecnico dell’intera opera, affiancato da alcuni dei più importanti architetti dell’epoca, tra cui Giuseppe Pagano, Luigi Piccinato, Ettore Rossi e Luigi Vietti. Il progetto combinava modernità, razionalismo e monumentalità, con l’obiettivo di costruire una nuova immagine di Roma.
“Io sono per l’architettura moderna, per quella del nostro tempo[…]. È assurdo il non volere un’architettura razionale e funzionale del nostro tempo”, diceva Mussolini nel ’34 riferendosi all’architettura di Sabaudia. La Via Imperiale, oggi via Cristoforo Colombo, venne concepita come il grande asse di collegamento tra Roma e la nuova città dell’E42, proiettata verso Ostia e il mare.
Lungo il percorso della strada dovevano essere costruite piazze, edifici ed uffici pubblici immersi tra il verde dei parchi e le fontane. Si pensò di realizzare un lago artificiale ed un arco di acciaio ed alluminio di 170 metri d’altezza e 330 metri di apertura, il simbolo della maestosità e della grandiosità della nuova Italia da collocare sulla Via Imperiale, prima dell’inizio del quartiere Eur.
E poi edifici come il Palazzo della Civiltà Italiana (ribattezzato il Colosseo quadrato), la chiesa di San Pietro e San Paolo, il Palazzo dei Congressi, la piazza dell’Impero (oggi piazza Marconi) con l’obelisco centrale.
I lavori dell’E42 iniziarono nel 1937, quando vennero costruiti anche gli alloggi per gli addetti ai lavori e gli operai. Il 28 aprile di quello stesso anno Mussolini piantò un pino romano nel terreno su cui doveva sorgere la Roma moderna ma, a causa dell’entrata in guerra dell’Italia, il progetto non venne portato a termine e l’esposizione universale non ebbe mai luogo.

Cosa vedere all’EUR di Roma
Tra le opere realizzate durante il periodo fascista ricordiamo il Palazzo degli Uffici dell’Eur davanti al quale ancora oggi è possibile vedere la statua raffigurante un giovane con il braccio destro alzato. L’opera, denominata Il Genio del Fascismo, realizzata dallo scultore Italo Griselli,, doveva incarnare l’essenza dell’italianità che salutava il resto del mondo.
Nel dopoguerra alla mano venne aggiunto un guanto da lottatore e alla scultura venne cambiato il nome in Il Genio dello Sport. Il bassorilievo marmoreo realizzato da Publio Morbiducci presente accanto all’entrata degli Uffici dell’Eur, invece, venne realizzato nel 1940. Il titolo dell’opera è La storia di Roma attraverso le opere edilizie e dall’alto verso il basso viene rappresentata la storia della città partendo dalla sua fondazione, passando per gli imperatori, la cristianità, il risorgimento e concludendosi con il duce a cavallo.
Ma il centro della nuova città doveva essere il Palazzo della Civiltà Italiana, luogo in cui si era pensato di ospitare la mostra relativa alla civiltà del nostro paese. Con le sue facciate traforate e la sequenza di 416 archi, l’edificio doveva accogliere la storia delle personalità principali italiane da Augusto fino a Mussolini.
Alto 68 metri ed abbellito da 28 statue raffiguranti le arti e le attività umane, il palazzo, non ancora terminato, fu inaugurato nel novembre del 1940. L’entrata in guerra dell’Italia portò man mano all’interruzione dei lavori e si capì ben presto che per la data del 21 aprile 1942, prevista per l’inizio dell’esposizione, l’Eur (E42) non sarebbe stato terminato.
Palazzo degli Uffici era stato il primo edificio permanente a essere ultimato, mentre altri importanti edifici dell’E42 erano ancora in costruzione quando la guerra interruppe il progetto. Soltanto negli anni Cinquanta vennero ripresi i lavori e completate le opere rimaste incompiute.
Oggi l’EUR è uno dei quartieri di Roma più interessanti da percorrere per conoscere l’architettura e la storia della capitale nel Novecento.
Ti è piaciuto questo articolo?
Scopri anche Roma Novecento: architetture, luoghi e memorie della Capitale, una guida dedicata ai quartieri, agli edifici e agli eventi che hanno segnato il volto della Roma del XX secolo.
Leggi anche: Foro Mussolini, la genesi del Foro Italico a Roma Dalla Libia all’Italia fascista: storia di 13.000 bambini dimenticati La spina di Borgo, storia di una distruzione Via dell'Impero, la strada trionfale del Fascismo