Storia della Via Francigena: dalle origini al cammino di oggi

Aggiornamento articolo: 1 settembre 2026

La storia della Via Francigena è inseparabile dalla storia dei territori che attraversa. Per secoli uomini e donne hanno percorso queste strade per raggiungere Roma, muovendosi tra montagne, pianure, città e piccoli borghi.

Oggi siamo abituati a pensare alla Via Francigena come a un unico cammino, segnato sulle mappe e percorso a piedi o in bicicletta. Nel Medioevo, però, non esisteva una sola Via Francigena. C’erano strade diverse, a volte parallele, che cambiavano nel tempo seguendo le esigenze dei viaggiatori, le condizioni del territorio e gli equilibri politici.

Prima ancora di diventare una grande via di pellegrinaggio, questa rete di percorsi fu utilizzata per gli spostamenti militari, commerciali e politici. In seguito, il ruolo di Roma come centro della cristianità ne fece una delle principali destinazioni del pellegrinaggio europeo.

La Francigena è nata così: dall’incontro tra antiche vie di comunicazione e una nuova geografia politica e religiosa dell’Europa medievale.

Le origini della Via Francigena

Le origini della rete di percorsi che sarebbe stata conosciuta come Via Francigena risalgono all’Alto Medioevo, quando le antiche vie romane furono progressivamente adattate alle nuove esigenze politiche e territoriali.

Tra il VI e l’VIII secolo, con la conquista longobarda di gran parte dell’Italia, alcuni antichi percorsi assunsero una nuova importanza strategica. Tra questi vi era la strada che attraversava l’Appennino attraverso il Monte Bardone, l’attuale Passo della Cisa, mettendo in comunicazione la pianura padana con la Toscana e i territori longobardi del Nord con quelli del Sud.

Il Monte Bardone era infatti uno dei principali passaggi dell’Appennino. La sua importanza è documentata già nell’età bizantina e longobarda e la strada che lo attraversava divenne progressivamente una delle direttrici utilizzate per raggiungere Roma.

Non si trattava ancora della Via Francigena nel senso che diamo oggi al termine. Era piuttosto una parte di quella rete di strade che, nei secoli successivi, avrebbe collegato l’Europa occidentale alla penisola italiana e a Roma.

Perché si chiama Via Francigena?

Il termine Francigena compare nelle fonti medievali per indicare le vie che collegavano i territori dei Franchi con Roma e l’Italia.

Le fonti parlano anche di Via Francesca e di Via Romea: denominazioni che riflettono rispettivamente la provenienza dei viaggiatori o la destinazione del percorso. Il nome non indicava necessariamente una strada unica, ma una rete di itinerari utilizzati per attraversare l’Europa e raggiungere l’Urbe.

La Via Francigena che conosciamo oggi è quindi il risultato di una ricostruzione storica. Il percorso moderno segue in larga parte alcune delle principali direttrici medievali, ma non coincide con una singola strada percorsa da tutti i viaggiatori.

La Via Francigena e i grandi pellegrinaggi medievali

Con il tempo, la rete di strade che collegava l’Europa occidentale a Roma assunse un’importanza crescente anche per i pellegrini. Roma era una delle tre grandi mete della cristianità medievale, insieme a Santiago de Compostela e a Gerusalemme.

Il viaggio verso la Città Eterna, dove si trovavano le tombe degli apostoli Pietro e Paolo, poteva però essere soltanto una parte del cammino. Da Roma, infatti, le vie proseguivano verso sud, attraversando la penisola fino ai porti della Puglia, da dove i pellegrini potevano imbarcarsi per raggiungere la Terra Santa.

Sigerico e il viaggio del 990

Se oggi possiamo ricostruire una parte importante della Via Francigena medievale lo dobbiamo soprattutto a Sigerico, arcivescovo di Canterbury.

Nel 990 Sigerico raggiunse Roma per ricevere da papa Giovanni XV il pallio, il paramento liturgico che simboleggiava la sua investitura ad arcivescovo.

Durante il viaggio di ritorno verso Canterbury annotò i luoghi nei quali si fermò.

Il suo diario registra 79 stazioni, indicate come submansiones, e costituisce una delle testimonianze più importanti sulla viabilità medievale tra Roma e l’Europa settentrionale.

Sigerico non descrisse una strada nel senso moderno del termine. Annotò piuttosto i luoghi di sosta incontrati lungo il percorso. Il documento permette di riconoscere città, borghi e territori attraversati dall’arcivescovo e rappresenta il principale riferimento storico per la ricostruzione dell’itinerario moderno della Via Francigena.

Una strada, molti percorsi

Il viaggio di Sigerico non deve essere considerato l’unico possibile itinerario medievale verso Roma.

La Via Francigena era una rete di strade e varianti. I percorsi potevano cambiare a seconda delle condizioni del territorio, della sicurezza e della situazione politica.

Anche l’attraversamento delle Alpi poteva avvenire attraverso diversi passaggi. Il Gran San Bernardo era uno dei principali, ma esistevano anche itinerari attraverso il Moncenisio e il Monginevro.

La stessa situazione si ritrovava lungo la penisola. La strada è cambiata molte volte, ma è rimasta la direzione del viaggio: verso Roma.

La Via Francigena nel Medioevo

Durante il Medioevo il numero dei pellegrini diretti verso Roma aumentò e le vie di comunicazione assunsero una funzione sempre più importante.

Il viaggio era lungo e faticoso. Il pellegrino percorreva a piedi gran parte del tragitto e doveva affrontare valichi montani, corsi d’acqua, territori poco abitati e condizioni di viaggio molto diverse da quelle attuali.

Non tutti viaggiavano però per motivi religiosi. Pellegrini, mercanti, ecclesiastici e viaggiatori utilizzavano le stesse strade per attraversare l’Europa, favorendo lo scambio di merci, conoscenze e culture.

Lungo il percorso erano necessari luoghi nei quali fermarsi, mangiare e trovare riparo.

Monasteri, ospedali e strutture di accoglienza offrivano assistenza ai viaggiatori. Il termine ospedale aveva allora un significato diverso da quello attuale: indicava soprattutto un luogo destinato all’accoglienza di pellegrini, poveri e viandanti. Alcune strutture sorsero presso monasteri e chiese, altre lungo le strade più frequentate, vicino a ponti, valichi e centri abitati.

Questa rete di accoglienza rendeva possibile affrontare viaggi che potevano durare settimane o mesi e contribuì alla crescita dei centri attraversati dalla Francigena. Nel Lazio il cammino assumeva poi un significato particolare: la meta era ormai vicina e il viaggio entrava nella sua ultima parte, attraverso una terra punteggiata di borghi, città, monasteri e antiche strade.

Il tratto laziale della Via Francigena

Il tratto laziale della Via Francigena attraversa uno dei territori più ricchi di testimonianze storiche del percorso.

Da Acquapendente il cammino prosegue verso Bolsena e Montefiascone, costeggiando il lago e attraversando la campagna della Tuscia.

La strada raggiunge quindi Viterbo, uno dei centri più importanti della Francigena laziale. La città fu per secoli strettamente legata alla storia del papato e divenne una delle principali tappe del viaggio.

Da Viterbo il percorso continua verso sud, attraversando Sutri e il territorio del Parco Regionale di Veio, fino ad avvicinarsi alla capitale.

L’arrivo a Roma rappresentava per il pellegrino la conclusione del viaggio verso la tomba di San Pietro.

Il declino delle antiche vie di pellegrinaggio

Con il passare dei secoli cambiarono le modalità di viaggio e cambiarono le strade.

Le trasformazioni politiche dell’Europa, lo sviluppo dei commerci e la costruzione di nuove vie di comunicazione modificarono progressivamente i percorsi utilizzati nel Medioevo.

La Francigena perse parte della sua centralità come grande strada europea, ma non scomparve completamente.

Molti dei suoi tracciati continuarono a essere utilizzati e le testimonianze del passato rimasero nei territori attraversati: chiese, ospedali, ponti, castelli e borghi.

La riscoperta della Via Francigena

La riscoperta del viaggio a piedi e dei cammini ha riportato progressivamente l’attenzione sull’antico percorso.

Nel 1994 il Consiglio d’Europa ha riconosciuto la Via Francigena come Itinerario Culturale Europeo. Da allora il tracciato è stato progressivamente recuperato e segnalato, tornando a essere percorso a piedi e in bicicletta.

Oggi la Via Francigena attraversa Inghilterra, Francia, Svizzera e Italia, collegando Canterbury a Roma. Nel 2019 l’itinerario è stato esteso da Roma a Santa Maria di Leuca, recuperando anche il tratto meridionale della storica rete di pellegrinaggio.

Il cammino attraversa così paesaggi e territori molto diversi: dalle campagne inglesi ai valichi alpini, dalla pianura padana agli Appennini, fino alla Tuscia e a Roma.

Ma il valore della Francigena contemporanea non sta soltanto nella possibilità di ripercorrere un itinerario storico. Sta nel modo in cui il viaggio trasforma la percezione dello spazio. A piedi i paesi non sono più soltanto nomi sulla carta, le montagne diventano parte del percorso e anche pochi chilometri possono occupare un’intera giornata.

È questa dimensione lenta a rendere ancora attuale la Via Francigena: una strada antica che continua a mettere in relazione persone, territori e culture.


Immagine di copertina:@Alessandra La Ruffa

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