Nel florilegio di mostre, rassegne, convegni, libri e documentari su Leonardo da Vinci in occasione del cinquecentenario della morte, Civitella del Lago, incantevole frazione del paese di Baschi in provincia di Terni, celebra il genio toscano con una mostra davvero originale: Sulle tracce del genio: mappe e cosmografie ai tempi di Leonardo.

LA CARTOGRAFIA AI TEMPI DI LEONARDO 

La mostra, curata da Barbara Bilancioni, Maria Gabriella Cocco, Sergio Trippini e organizzata dall’Associazione Italiana Collezionisti di Cartografia Antica “Roberto Almagià“, dall’Associazione Culturale Civitellarte e dal Museo Ovo Pinto, espone sedici rarissime carte geografiche provenienti da collezioni private, tutte rigorosamente autentiche e raramente esposte al pubblico, e quattro incunaboli delle prime storie del mondo; tutte opere databili fra il 1478 e il 1519, anno di morte del genio di Vinci.

Cartografie visibili solo grazie alla disponibilità di importanti collezionisti, quali Emilio Moreschi e Roberto Borri, che hanno voluto concedere il prestito delle loro straordinarie opere.

Qual è il legame fra le preziose cartografie presentate in questa mostra e la complessa figura di Leonardo? Semplice, l’idea, non certo peregrina, che l’autore della Gioconda possa aver letto, studiato, o semplicemente sfiorato una di queste magnifiche mappe.

D’altra parte – come sottolineato da Emilio Moreschi, Presidente dell’associazione culturale “Roberto Almagià” – «è noto che Leonardo, nel suo sorprendente eclettismo, fu anche un geniale, quanto atipico cartografo (rispetto al senso in cui lo si intendeva all’epoca)» introducendo nella tecnica cartografica delle soluzioni del tutto innovative, specie nella rappresentazione del territorio, anticipando l’idea della tridimensionalità che la cartografia ufficiale farà propria solo molto tempo dopo; l’ennesima conferma della genialità assoluta di Leonardo.

Varcando dunque il portone d’ingresso della Sala Brizzi di Civitella del Lago è come se magicamente oltrepassassimo uno spazio temporale, entrando in quello che sarebbe potuto essere uno degli studi del genio toscano.

LE MAPPE ESPOSTE NELLA MOSTRA A CIVITELLA DEL LAGO

La prima opera che l’affascinato visitatore incontra in questo suo viaggio nel tempo, unendo le linee della storia, è il Fascicolum Temporum di Werner Rolenwinck (1425-1502), stampato in Venezia nel 1480 da Erhard Ratdolf. Si tratta della prima cronaca a stampa ed una delle più popolari del periodo degli incunaboli, e non solo.

La particolarità di quest’opera è data dalla presenza a pagina 2 di una mappa del mondo con la città di Gerusalemme al suo centro e con ai lati l’Europa, l’Asia ed l’Africa, i continenti allora conosciuti.

Tra le quattro cronache merita una menzione speciale la Cronaca di Norimberga realizzata da Hartmann Schedel con splendide incisioni di Wihelm Pleydenwurff e Michael Wolgemut, stampata da Anton Koberger nel 1493. La Cronaca di Norimberga, una delle più importanti imprese editoriali nell’età degli incunaboli, come descritto nel bellissimo catalogo curato dall’Associazione “Roberto Almagià”, fu concepita come “un’opera enciclopedica che raccontasse la storia del Mondo dalla Creazione all’anno 1492“. A rendere unico questo incunabolo è il vastissimo apparato iconografico, oltre 1800 illustrazioni, che comprende personaggi, monumenti e straordinarie vedute urbane.

Se affascinanti sono le quattro cronache esposte, sorprendenti per bellezza, rarità e tipicità sono le successive sedici cosmografie.

Impossibile descriverle tutte, il consiglio è solo quello di vederle dal vivo e ammirare ogni piccolo  particolare di veri e propri capolavori. Ognuna di queste mappe è stata largamente influenzata dalla madre di tutte le opere geografiche: la Geographia di Claudio Tolomeo, astronomo e scienziato attivo ad Alessandria nella metà del II secolo d.C.. La sua opera, composta da 27 mappe che rappresentavano il mondo allora conosciuto con tanto di riferimento a fiumi, monti, città, regioni, popoli e mari, fu riprodotta in svariati esemplari e questo perché non c’era regnante o principe di rango che non desiderasse possedere almeno una copia dell’indispensabile Geographia.

La prima delle mappe esposte è quella di Niccolò Germanico, datata 1478. Si tratta della seconda cartina a stampa dell’Italia più antica, dopo quella eseguita da Taddeo Crivelli e realizzata nel 1477. Germanico, sulla cui origine si sa poco o nulla, fu molto probabilmente un monaco benedettino, ordine religioso che fu per molti secoli depositario del sapere.

Pur essendo una mappa con evidente anomalie nella riproduzione cartografica dell’Italia, imputabili per lo più “alla necessità di collocare opportunamente la penisola italiana al centro del Mediterraneo”, la tavola del Germanico è di una straordinaria bellezza.

Due mappe raffiguranti l'Italia realizzate da Nicolò Germanico

Due mappe raffiguranti l’Italia realizzate da Nicolò Germanico

Decisamente più rispondente al vero è la Novella Italia, cartina realizzata da un incisore ignoto e stampata a Firenze dal noto tipografo Nicolò Laurenti detto Todesco nel 1482. In questa cartografia, la prima “carta nuova” dell’Italia, le consuete imperfezioni delle carte tolemaiche lasciano il posto a un’accettabile arcuazione della nostra penisola, nonché a una corretta orientazione della stessa. La cartina ebbe una notevole fortuna, divenendo un punto di riferimento per altri simili esemplari.

Fra tutte le sedici mappe esposte nella bellissima mostra di Civitella del Lago, il podio assoluto spetta sicuramente all’opera di Francesco Rosselli intitolata Italia. Si tratta, senza timore di smentita, di un capolavoro assoluto, uno dei prodotti cartografici più preziosi nel panorama geografico italiano.

Fu realizzata nel 1492 a Firenze da uno dei cosmografi più celebri di sempre, Francesco Rosselli, che fu anche incisore e stampatore e creò a Firenze “una delle prime e delle più importanti botteghe fiorentine specializzate nella produzione, stampa e vendita di mappe e piante della città”.

Una bottega che Leonardo frequentò di certo e chissà che non abbia proprio visto questa magnifica carta.

Non può sfuggire allo spettatore la principale caratteristica della mappa, il suo orientamento, in base al quale la rappresentazione dell’Italia è con il nordest rivolto verso l’alto e quindi con una proiezione da ovest. Come altre mappe dell’epoca, anche questa non è scevra da errori o libere interpretazioni, come nel caso dell’orografia che, non solo è decisamente arbitraria, ma anche del tutto priva di toponimi.

Decisamente suggestiva è la terzultima delle mappe esposte. Si tratta della Sexta Europa Tabula realizzata da Niccolò Germanico nel 1508. A colpire è la bellezza dei colori, tra cui spicca il blu dei vari mari, colore ottenuto dalla lavorazione del pregiato lapislazzuli, ma anche la presenza delle tante piccole isole italiane.

A sinistra la carta di Francesco Rosselli, a destra il Planisfero Silvanus

A sinistra la carta di Francesco Rosselli, a destra il Planisfero Silvanus

Impossibile non spendere qualche parola su una delle ultime mappe della mostra Sulle tracce del genio: mappe e cosmografie ai tempi di Leonardo. Si tratta della più “romantica” fra quelle esposte. Stiamo parlando della cartografia, curata da Bernardo Silvano da Empoli e stampata a Venezia nel 1511 intitolata Carta del mondo in proiezione cordiforme. La particolarità di questa mappa sta nell’essere, in soldoni, a forma di cuore, una rappresentazione di certo decisamente inconsueta. Questa carta, del cui autore si sa poco o nulla, “è la seconda mappa a stampa in cui è delineato il Giappone, dopo il planisfero Contarini-Rosselli del 1506”.

Si esce dalla mostra, allestita nella sala Brizzi di Civitella del Lago, ammantati di bellezza, la stessa che pervade ogni angolo dell’incantevole paesino umbro, ma anche stupefatti di come poche e volenterose persone abbiano potuto mettere in piedi una rassegna invidiata dai più importanti musei del mondo.

Sulle tracce del genio: mappe e cosmografie ai tempi di Leonardo è la dimostrazione che la passione, unita alla tenacia e alla competenza, possono davvero smuovere le montagne.

Non resta, allora, che andare a visitare la mostra che chiuderà i battenti il prossimo 1° maggio e cogliere anche l’occasione per farsi rapire dalla bellezza del panorama lacustre che si vede da una delle terrazze di Civitella del Lago e per visitare il bellissimo e unico nel suo genere, il Museo dell’Ovo Pinto.

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