Walter Bonatti, una vita libera tra montagne e viaggi

Walter Bonatti (1930 - 2011)

La figura di Walter Bonatti è indissolubilmente legata all’impresa italiana della conquista della seconda cima del mondo, quel K2 raggiunto nel luglio del 1954 che si trascinò dietro un mucchio di polemiche alimentate da accuse, processi per diffamazione e smentite. Ma la vita di Bonatti non è stata soltanto quella e soprattutto non è stata legata unicamente alla montagna.

Diciamo piuttosto che da quell’esperienza è maturata in lui l’idea di lasciare le pareti verticali per muoversi attraverso le distanze orizzontali, gli spazi infiniti ed aperti di mari, oceani, terre, deserti, ghiacci che ricoprono il nostro meraviglioso pianeta. Come in un libro di Salgari, di Defoe, di Melville o di London di cui si nutriva da bambino e da adolescente, Walter Bonatti ha accettato la sfida di lasciare il suo campo per conoscere il mondo con le sue popolazioni, le sue bellezze e le sue asperità passando dai climi più torridi a quelli più polari.

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Walter Bonatti. La verità sul K2 (parte seconda)

Il 30 luglio 1954 alle 8 di mattina Pino Gallotti e Walter Bonatti si trovano al campo VIII allestito sul K2, a quota 7327 metri, e così come concordato il giorno precedente con Lacedelli e Compagnoni, si incamminano verso il basso per recuperare le bombole d’ossigeno lasciate lungo il tragitto e portarle prima al campo VIII e poi all’ultimo campo, il IX, quello che dovranno allestire in giornata proprio Lacedelli e Compagnoni, i due alpinisti italiani scelti per l’assalto finale al K2. Bonatti e Gallotti intravedono salire dal campo VII Abram (che dopo il riposo notturno si è ripreso dalla fatica) ed i due hunza Mahdi e Isakhan.

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La conquista del K2 e il caso Bonatti (prima parte)

La conquista del K2

Il Duca degli Abruzzi, Luigi Amedeo di Savoia-Aosta, nel 1909 provò a scalare la seconda vetta del mondo, quel mostro minaccioso ed impenetrabile che rispondeva al nome di K2, ma il tentativo si dimostrò arduo e non fu portato a compimento. Però è dalla via tracciata dal nobile di casa Savoia che prese le mosse la spedizione italiana che nel 1954 provò l’impresa della conquista di questa cima. La cresta sud-est, ribattezzata lo Sperone degli Abruzzi, portò Lino Lacedelli ed Achille Compagnoni, il 31 luglio 1954, dritti alla vetta del K2. I due alpinisti italiani riuscirono ad immortalare quell’impresa piantando la bandiera italiana, il vessillo pakistano ed il gardaglietto del CAI su una distesa di neve a 8611 metri.

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