La figura di Walter Bonatti è indissolubilmente legata all’impresa italiana della conquista della seconda cima del mondo, quel K2 raggiunto nel luglio del 1954 che si trascinò dietro un mucchio di polemiche alimentate da accuse, processi per diffamazione e smentite. Ma la vita di Bonatti non è stata soltanto quella e soprattutto non è stata legata unicamente alla montagna.
Diciamo piuttosto che da quell’esperienza è maturata in lui l’idea di lasciare le pareti verticali per muoversi attraverso le distanze orizzontali, gli spazi infiniti ed aperti di mari, oceani, terre, deserti, ghiacci che ricoprono il nostro meraviglioso pianeta. Come in un libro di Salgari, di Defoe, di Melville o di London di cui si nutriva da bambino e da adolescente, Walter Bonatti ha accettato la sfida di lasciare il suo campo per conoscere il mondo con le sue popolazioni, le sue bellezze e le sue asperità passando dai climi più torridi a quelli più polari.