Difficile definire in poche battute Anna Magnani, ancor più complicato delinearne il carattere ed il temperamento con rapide pennellate. È stata l’attrice che ha segnato un passaggio nell’Italia della guerra e del dopoguerra, un temperamento sanguigno, impetuoso, estremo che è passato attraverso i fotogrammi delle pellicole di una società inquieta. La sua storia si intreccia con quella di altri grandi protagonisti della cultura e dello spettacolo romano, figure che hanno contribuito a costruire l’identità della città.
C’è l’Anna dispotica, capricciosa, dagli occhi profondi e ardenti, la donna bisognosa di protezione, l’amante appassionata, c’è l’Anna dal profilo deciso che interpreta il popolo, la povertà, la voglia di riscatto, l’Anna fiera, amante degli animali, quella innamorata, delusa, ferita e poi c’è lei: l’Anna Magnani che tira il carretto su una strada lungo gli archi dell’acquedotto, Anna che è Mamma Roma nella periferia sud della città, Anna che dice a Pasolini che in quell’ultima scena la parrucca non la vuole proprio mettere, che in quelle battute drammatiche finali in cui le viene rivelato che il figlio Ettore è morto lei vuole recitare con la sua faccia, con i suoi capelli, senza nulla di più. Insomma vuole essere se stessa.