Il campanile nel lago: viaggio a Curon Venosta, il paese sommerso

Campanile di Curon Venosta e lago di Resia

Alle estreme propaggini dell’Italia, in una terra di confine appartenuta fino alla Prima Guerra Mondiale all’impero austro-ungarico, si aprono il lago di Resia ed il paese di Curon Venosta, un borgo di due migliaia di residenti perlopiù di madrelingua tedesca. Siamo in provincia di Bolzano, poco prima del confine con l’Austria, in quella Val Venosta conosciuta per le passeggiate in montagna, i castelli, i monasteri, la cultura contadina e anche per quel campanile che emerge prepotente da uno specchio d’acqua, un’immagine che è diventata famosa per la sua unicità e particolarità. L’attrazione turistica di Curon, quella torre imponente di una chiesa sommersa fotografata da migliaia di persone ogni anno, in realtà porta in sé la storia tragica di un paese spazzato via alla metà del Novecento per fare posto ad una diga, lo sbarramento artificiale costruito per fornire l’energia elettrica necessaria per quelle terre del nord estremo. Tra le montagne e gli alberi, in un contesto naturalistico che non ha nulla da invidiare agli altri paesaggi montani, il campanile risalente al 1357 rimane l’unico superstite di quella volontà politica ed imprenditoriale, un simbolo del borgo sommerso nel 1950 così potente da essere stato scelto come stemma del comune della nuova Curon Venosta.

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