Caravaggio a Napoli: le Sette Opere di Misericordia

Il Vesuvio a Napoli

Caravaggio a Napoli realizza una delle opere forse meno note ma, di certo, più complesse e particolari. Stiamo parlando delle Sette opere di misericordia.

Autunno 1606. Michelangelo Merisi riceve dal Pio Monte della Misericordia, istituzione caritatevole fondata nel 1602 da sette nobili napoletani, un’importante commissione, dipingere una grande tela da collocare sull’altare maggiore della loro chiesa, un edificio a pianta ottagonale sapientemente celato all’interno del palazzo di proprietà del Pio Monte e progettato dall’architetto Francesco Antonio Picchiatti.

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La Madonna dei Pellegrini, icona del popolo romano

Cappella Cavalletti con la Madonna dei Pellegrini di Caravaggio

A Roma, più o meno da sempre, il tour caravaggesco prevede essenzialmente tre tappe fondamentali per conoscere le sue opere capitoline: Galleria Borghese, che conserva il maggior numero di dipinti; la chiesa di San Luigi dei Francesi, a pochi passi da Palazzo Madama e da piazza Navona; la chiesa di Santa Maria del Popolo, nell’omonima piazza alle pendici del Pincio. Eppure la presenza del pittore, nativo di Milano (è stato ormai dimostrato che Michelangelo Merisi nacque nel capoluogo lombardo il 29 settembre 1571 e non nel piccolo paese di Caravaggio), non si esaurisce nelle due chiese indicate e nel museo nell’omonima villa. Alle tre tele, infatti, conservate presso la Galleria Doria Pamphili, alla Giuditta e Oloferne di Palazzo Barberini, alla Deposizione di Cristo nei Musei Vaticani, al Giovanni Battista dei Capitolini e al medesimo soggetto in Palazzo Corsini si aggiunge, infine, la Madonna dei pellegrini di Caravaggio custodita, da sempre, nella chiesa di Sant’Agostino che conserva, oltre alle spoglie mortali di Santa Monica, capolavori come un Isaia di Raffaello e un altare del Bernini.

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“La passione di Artemisia”, la rocambolesca vita di Artemisia Gentileschi

Artemisia Gentileschi

Aggiornamento articolo: 5 agosto 2026

Se esiste un’ideale categoria di libri di viaggio e da viaggio, La Passione di Artemisia, vi appartiene di diritto. Non solo perché la protagonista fisicamente viaggia moltissimo, specie per l’epoca, da Roma a Londra passando per Firenze, Genova, Venezia e Napoli, ma perché, principalmente, fa viaggiare con la mente, forse il viaggio più bello da compiere. Scritto nel 2001 da Susan Vreeland, La Passione di Artemisia racconta, ricorrendo alle categorie letterarie del vero e del verosimile, tanto care al nostro Manzoni, la vita della pittrice Artemisia Gentileschi, una delle più straordinarie figure femminili della storia di Roma. Il libro si apre con la descrizione della pagina più drammatica della vita dell’artista romana: il processo per stupro compiuto ai suoi danni dal pittore Agostino Tassi.

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