Il 20 gennaio 1920 nasceva uno dei più grandi registi di sempre: Federico Fellini. Iniziava dalla sua Rimini un viaggio onirico fatto di immagini, parole, musiche indimenticabili e infinite emozioni. Vogliamo ricordare Fellini attraverso un’intervista a Adriano De Angelis che con il grande regista ha lavorato più volte, contribuendo alla realizzazione di pellicole leggendarie.
Cinema
La voce di Ollio. La carriera da doppiatore di Alberto Sordi
Quando, in una tersa e fredda mattina di fine febbraio, iniziò a diffondersi la notizia della morte di Alberto Sordi, la prima, immediata e naturale reazione fu di totale incredulità. Alberto Sordi da decenni rappresentava il cinema italiano. “Più di ogni altro attore della seconda metà del Novecento, più di Totò e di Gassman, di Mastroianni e di Tognazzi – ha scritto Goffredo Fofi in una bellissima biografia dedicata all’attore romano – Sordi ci ha mostrato quello che siamo e che forse avremmo preferito non essere”.
Fu infatti il migliore a ritrarre i nostri più atavici e incorreggibili difetti; sublime nel tratteggiare le nostre meschinità, le nostre italiche furbizie, obbligandoci a metterci davanti allo specchio e a ridere semplicemente di noi stessi.
Strappava risate pur impersonando personaggi cattivi, cinici e biechi. A tal proposito Pasolini così si espresse: “Alla comicità di Alberto Sordi ridiamo solo noi: perché solo noi conosciamo il nostro pollo. Ridiamo, e usciamo dal cinema vergognandoci di aver riso, perché abbiamo riso sulla nostra viltà, sul nostro qualunquismo, sul nostro infantilismo”.
Rocca Calascio, in Abruzzo l’incantevole castello di Ladyhawke
Rocca Calascio è una delle più suggestive ed incantevoli fortificazioni dell’Italia centrale. Situato in Abruzzo, all’interno del Parco nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga, il paese in provincia dell’Aquila è uno dei più alti borghi dell’Appennino centrale e, in più, ha la peculiarità di ospitare una rocca che domina su tutto il territorio circostante tanto da essere stata inserita dal National Geographic tra i quindici castelli più belli al mondo.
I soliti ignoti. Genesi di un capolavoro del cinema italiano
Quando Mario Monicelli, fra la generale soddisfazione degli astanti, diede l’ultimo ciak de I soliti Ignoti, probabilmente era consapevole di aver girato un bel film ma, di certo, non avrebbe mai potuto, neanche minimamente, immaginare che quella pellicola sarebbe stata “uno dei pilastri della nascente commedia italiana” come anni dopo affermerà Morando Morandini. I Soliti Ignoti è una pietra miliare (Totò avrebbe detto “emiliana”) di quella commedia all’italiana che si basava sulla capacità di far ridere sulla miseria, sulla disgrazia, su situazioni di partenza non certo divertenti. Una tradizione, quest’ultima, che traeva origine dalla letteratura italiana, da alcune novelle del Boccaccio ma anche, ad esempio, dalla Mandragola di Machiavelli. Il cinema italiano del secondo dopoguerra, semplicemente recuperò questo patrimonio con un incredibile successo, esibendo sì la disgrazia, l’inedia, la povertà, ma in modo drammaticamente farsesco.
Ma mi faccia il piacere. Totò e la censura, una pagina grottesca
Il 15 aprile 1967 nella sua casa romana di via Bruno Buozzi si spegneva Antonio De Curtis, il Principe della risata, in una sola parola Totò. Ricordare il più grande comico italiano, un uomo che inventò letteralmente una lingua è un’operazione al tempo stesso facile e scontata, perché pochi attori al mondo hanno resistito indenni al trascorrere del tempo. Ancora oggi, infatti, i film di Totò vengono ciclicamente riproposti, entusiasmando diverse generazioni, con battute e gag entrate nella storia del cinema italiano e non solo. Eppure quei film, che tanto hanno fatto ridere, sono stati, cosa oggi francamente impensabile, oggetto della pruriginosa attenzione della censura, di quel complesso e bizantino sistema che dal 1913, anno in cui fu creato, passò al vaglio ogni spettacolo, libro, film, operando tagli indiscriminati sulla base di una supposta difesa della morale e dell’immagine nazionale.