Dalla Libia all’Italia fascista: storia di 13.000 bambini dimenticati

Bambini Balilla

All’inizio del giugno del 1940 otto navi della Marina Militare Italiana partono dai porti di Tripoli e di Bengasi per raggiungere l’Italia. Su di esse sono imbarcati 13.000 bambini in età compresa tra i 4 ed i 14 anni, non accompagnati, figli di quei contadini italiani che si sono trasferiti in Libia, la cosiddetta quarta sponda. Sulla corazzata Giulio Cesare c’era anche mio nonno, Antonio Domino, nato a Tripoli il 23 settembre del 1927. Suo padre, Ignazio, era nato a Ficarazzi e in Italia dipingeva carretti siciliani mentre sua moglie, Vita Pipitone, nata a Marsala, si occupava della famiglia che mano mano si allargava. Quando, dopo la conquista della Libia nel 1911 avvenuta sotto il governo Giolitti, viene offerta loro la possibilità di lasciare la Sicilia e dirigersi verso Tripoli, si imbarcano sperando di trovare una situazione economica migliore di quella che avevano riscontrato nella loro terra natìa. Erano tutti e due analfabeti.

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Il monumento ai caduti di Dogali, l’obelisco dimenticato

Obelisco di Dogali a Roma

L’obelisco di Dogali fu il primo monumento ad essere eretto nella Roma divenuta da poco capitale del Regno ma fu anche il primo ad essere rapidamente dimenticato, confinato in un giardino nascosto a pochi metri dalla stazione Termini.

Il monumento ai caduti di Dogali è un obelisco commemorativo che oggi a malapena si nota fra gli alti alberi dei giardinetti di via Luigi Einaudi, strada che collega piazza dei Cinquecento a piazza della Repubblica, proprio davanti a Palazzo Massimo. Eppure quando fu realizzato nel lontano 1887 sembrava destinato a ben altra fortuna.

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