Il 30 luglio 1954 alle 8 di mattina Pino Gallotti e Walter Bonatti si trovano al campo VIII allestito sul K2, a quota 7327 metri, e così come concordato il giorno precedente con Lacedelli e Compagnoni, si incamminano verso il basso per recuperare le bombole d’ossigeno lasciate lungo il tragitto e portarle prima al campo VIII e poi all’ultimo campo, il IX, quello che dovranno allestire in giornata proprio Lacedelli e Compagnoni, i due alpinisti italiani scelti per l’assalto finale al K2. Bonatti e Gallotti intravedono salire dal campo VII Abram (che dopo il riposo notturno si è ripreso dalla fatica) ed i due hunza Mahdi e Isakhan.
conquista k2
La conquista del K2 e il caso Bonatti (prima parte)
Il Duca degli Abruzzi, Luigi Amedeo di Savoia-Aosta, nel 1909 provò a scalare la seconda vetta del mondo, quel mostro minaccioso ed impenetrabile che rispondeva al nome di K2, ma il tentativo si dimostrò arduo e non fu portato a compimento. Però è dalla via tracciata dal nobile di casa Savoia che prese le mosse la spedizione italiana che nel 1954 provò l’impresa della conquista di questa cima. La cresta sud-est, ribattezzata lo Sperone degli Abruzzi, portò Lino Lacedelli ed Achille Compagnoni, il 31 luglio 1954, dritti alla vetta del K2. I due alpinisti italiani riuscirono ad immortalare quell’impresa piantando la bandiera italiana, il vessillo pakistano ed il gardaglietto del CAI su una distesa di neve a 8611 metri.