Roberta Gibb e Kathy Switzer alla maratona di Boston. Storia di un’impresa

Le donne non possono correre la maratona. Questo sostenevano i medici fino a qualche decennio fa e la motivazione era incredibilmente e terribilmente semplice. Rischiano l’infertilità. E i dottori ne erano così convinti che fino alle Olimpiadi del 1968 la distanza massima corsa dalle donne nella più importante celebrazione dello sport mondiale era quella che si percorreva in appena due giri di pista, ovvero la gara degli 800 metri.

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Le lotte femministe degli anni Sessanta e Settanta

Prosegue il nostro viaggio sui diritti delle donne. Nel corso degli anni Sessanta e Settanta le lotte femministe si fanno portavoce in Italia di nuove istanze e di rinnovati modelli culturali.

Se nei decenni precedenti le battaglie erano state condotte per garantire l’accesso delle donne nella sfera pubblica e per ottenere l’uguaglianza con gli uomini, ora si orientano verso un riconoscimento della donna nella sfera privata.

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La lunga strada verso i diritti delle donne

Diritto di voto delle donne

La prima legge di unificazione amministrativa del Regno d’Italia del 1865 la dice lunga sulla visione della donna da parte delle istituzioni. L’art. 26, esprimendo l’esclusione del diritto di voto per particolari categorie di cittadini, è chiaro: non sono né elettori né eleggibili gli analfabeti, le donne, gli interdetti, i condannati. La strada per i diritti delle donne è tutta in salita.

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