E l’ultimo spenga la luce. Quando i manicomi furono chiusi per sempre

L'ex manicomio di S. Lazzaro a Reggio Emilia

Il 13 maggio 1978 entrò in vigore la legge 180, impropriamente nota come Legge Basaglia. L’effetto più importante di quel provvedimento legislativo, oltre ad estendere la libertà di cura anche ai malati mentali, fu la chiusura dei manicomi, ufficialmente ospedali psichiatrici ma, in molti casi, veri e propri lager. Una cessazione non certo immediata. Si trattò, infatti, di un processo lento, complesso e, in taluni casi, drammatico.

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“Il tempo stesso viene meno e le notti si dilatano”. La chiusura dei manicomi in Italia

Franco Basaglia e Alda Merini

Il 13 maggio 1978, dopo solo venti giorni di discussione parlamentare, l’allora Presidente della Repubblica Giovanni Leone firmò la legge 180 – nota anche come legge Basaglia – e l’Italia, a distanza di settantaquattro anni, da quel lontano 1904, aveva finalmente una nuova legislazione in materia di assistenza mentale. Fu un iter rapidissimo, in netta controtendenza con la consuetudine della politica italiana, una corsa contro il tempo, una vera e propria impresa. Quando nel dicembre del 1977 il relatore, lo psichiatra democristiano Bruno Orsini, depositò la sua proposta di legge, non immaginava certo che la stessa sarebbe stata approvata solo sei mesi dopo.

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