Roberta Gibb e Kathy Switzer alla maratona di Boston. Storia di un’impresa

Le donne non possono correre la maratona. Questo sostenevano i medici fino a qualche decennio fa e la motivazione era incredibilmente e terribilmente semplice. Rischiano l’infertilità. E i dottori ne erano così convinti che fino alle Olimpiadi del 1968 la distanza massima corsa dalle donne nella più importante celebrazione dello sport mondiale era quella che si percorreva in appena due giri di pista, ovvero la gara degli 800 metri.

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Dorando Pietri e la poesia della sconfitta

Dorando Pietri. La sua storia

Un’afosa giornata di fine luglio del 1908 a Londra. Uno stadio pieno di persone che aspettano l’arrivo degli atleti. La distanza da percorrere è quella di 42 chilometri e 195 metri, lo spazio fisico che divide il castello di Windsor dallo stadio di White City. Ottantamila persone attendono gli atleti all’arrivo. Un uomo di neanche un metro e sessanta entra nello stadio con una maglietta bianca ed un paio di pantaloncini rossi. Ha il numero diciannove sulla pancia e deve correre un solo giro di pista per conquistare la maratona olimpica. È un italiano che vive a Carpi. Si chiama Dorando Pietri e di professione fa il garzone di una pasticceria.

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