‘I popoli con le culle vuote non possono conquistare un impero […]. Hanno diritto all’impero i popoli fecondi, quelli che hanno l’orgoglio e la volontà di propagare la loro razza sulla faccia della terra, i popoli virili nel senso più strettamente letterale della parola’. Così a Potenza si esprimeva Benito Mussolini nel ’36 vagheggiando il sogno di una nazione colonialista che si spandeva oltre i suoi confini, alla conquista di altri popoli ed altre terre. Esattamente come era avvenuto da pochi mesi in Etiopia, sopraffatta e conquistata dalle truppe italiane.
Per innalzare il tasso demografico Mussolini approvò una tassa sul celibato che andava a colpire gli uomini che non si erano uniti in matrimonio e, sull’altro versante, incentivò le famiglie prolifiche con politiche fiscali mirate all’abbassamento delle tasse, all’erogazione di assegni familiari e all’assegnazione di alloggi popolari.
Famiglie che dovevano contare almeno sette figli per i lavoratori impiegati nella pubblica amministrazione e dieci per gli altri lavoratori.