Il fascismo e la tassa sul celibato

Tassa sul celibato e fascismo

‘I popoli con le culle vuote non possono conquistare un impero […]. Hanno diritto all’impero i popoli fecondi, quelli che hanno l’orgoglio e la volontà di propagare la loro razza sulla faccia della terra, i popoli virili nel senso più strettamente letterale della parola’. Così a Potenza si esprimeva Benito Mussolini nel ’36 vagheggiando il sogno di una nazione colonialista che si spandeva oltre i suoi confini, alla conquista di altri popoli ed altre terre. Esattamente come era avvenuto da pochi mesi in Etiopia, sopraffatta e conquistata dalle truppe italiane.

Per innalzare il tasso demografico Mussolini approvò una tassa sul celibato che andava a colpire gli uomini che non si erano uniti in matrimonio e, sull’altro versante, incentivò le famiglie prolifiche con politiche fiscali mirate all’abbassamento delle tasse, all’erogazione di assegni familiari e all’assegnazione di alloggi popolari.

Famiglie che dovevano contare almeno sette figli per i lavoratori impiegati nella pubblica amministrazione e dieci per gli altri lavoratori.

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Feltre, anatomia di una farsa. L’incontro fra Hitler e Mussolini

Hitler e Mussolini

Il 19 luglio 1943 a Feltre, in provincia di Belluno, dove, dopo la battaglia di Caporetto, l’ultimo imperatore asburgico, Carlo I, aveva deciso di stabilirvi il suo quartier generale, andò in scena un’autentica farsa, di cui gli assoluti protagonisti furono due uomini giunti al loro capolinea: Hitler e Mussolini.

Questo è il racconto di uno degli ultimi incontri fra i due dittatori, preludio all’ultimo atto di una tragedia che sconvolse il mondo, seminando, a ogni latitudine, morte e disperazione.

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Non belligeranza fascista. Storia di una neutralità mascherata

Mussolini e Hitler

Non è ancora l’alba quando le truppe tedesche invadono la Polonia. Sul calendario la data appuntata con uno spillo è quella del 1° settembre 1939, è l’inizio della Seconda Guerra Mondiale.

Poche ore dopo, a Roma, Benito Mussolini riunisce i suoi ministri a Palazzo Venezia. C’è un annuncio importante da dare, qualcosa che riguarda il destino degli italiani.

Il duce appare calmo, dopo giorni di malcelata tensione. Ai membri del governo annuncia che l’Italia non entrerà in guerra accanto alla Germania, non per ora almeno.

È la dichiarazione che in molti fra politici, militari e soprattutto italiani, attendono da giorni. Mussolini la chiama non belligeranza, una formula da lui stesso inventata per fascistizzare la vecchia e poco dignitosa neutralità ma, questione terminologica a parte, è la medesima cosa.

Ma come si arriva a quella decisione? E perché Mussolini sceglie di non partecipare al fianco della Germania nonostante esista un’alleanza militare?

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