19 luglio 1943, a San Lorenzo piovevano le bombe

Bombardamento di San Lorenzo

Roma, quartiere San Lorenzo, 19 luglio 1943. Ore 11.03. Cos’era tutto quel putiferio? Le case tutte spiegazzate, le strade accartocciate con tutte le rotaie storte che spuntavano come antenne tra i detriti. Voragini enormi si aprivano nelle vie; case, fabbricati e persone inghiottite. Pareva la guerra. O forse lo era. Ma tra parere ed essere ce ne correva. E correva pure un mare di gente che urlava, strillava, scalpitava. Braccia, gambe, tronchi senza testa. I più fortunati stavano in piedi e si muovevano come onde di un mare in burrasca, cercavano, scappavano, chiamavano. Gli altri fermi, fissati per sempre dentro a quel pandemonio. Impossibilitati a rialzarsi, avevano finito la loro vita su quella piazza, quasi senza accorgersene. Solo l’attimo di avere paura poi più niente. Prima un rumore assordante di aerei, tanti, troppi. Tutti concentrati sopra le loro teste; poi tanti puntini, neri come liquerizie, che mano a mano diventavano grandi come bombe. Circa quattromila caramelle che i bombardieri statunitensi scartarono sopra Roma. Prima ondeggiarono cullate dal cielo poi arrivarono pesanti come piombo. Era il bombardamento di San Lorenzo.

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San Lorenzo, l’ora prima del bombardamento

Roma prima del bombardamento

San Lorenzo. Quella mattina il cielo era terso, la giornata cominciava ad accendersi di calore ed il sole iniziava ad arroventarsi. Era il 19 luglio 1943 e c’era quel caldo che seccava la gola e faceva sognare la brezza fresca. Eppure il mare era lontano nonostante la volontà di Mussolini di regalare a Roma una via che doveva partire dal centro cittadino ed arrivare, tutta dritta, ad Ostia. L’odore di iodio, la spiaggia, l’acqua salata erano tutti elementi estranei alla vita dei Romani. Cose destinate ai ricchi, al ceto elevato.

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I campanili del Bernini, storia del loro abbattimento

Gian Lorenzo Bernini

Quandoque bonus dormitat Homerus. Così Orazio nella sua Ars poetica sottolineava che anche il grande Omero talvolta potesse sonnecchiare, ovvero potesse incappare in qualche errore, in una disattenzione tale, tuttavia, da non pregiudicare il suo stesso nome. Una locuzione, quella del poeta latino che, divenuta celebre, viene ancora oggi utilizzata per giustificare le scivolate, gli errori di persone famose, che, come l’autore dell’Odissea e dell’Iliade, ogni tanto possono anche appisolarsi.

Anche Gian Lorenzo Bernini, uno dei più grandi scultori e architetti di sempre, una volta sonnecchiò e quel fatale colpo di sonno rischiò di pregiudicare una carriera fino a quel momento decisamente unica. Ecco la storia dei campanili del Bernini e del loro abbattimento.

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La Spina di Borgo: storia, demolizione e Via della Conciliazione

Spina di Borgo

La Spina di Borgo era lo storico quartiere che si estendeva tra Castel Sant’Angelo e San Pietro, demolito negli anni Trenta per lasciare spazio a Via della Conciliazione. La sua storia è legata alla Questione Romana, ai Patti Lateranensi e alla trasformazione urbanistica di Roma durante il Fascismo. Oggi è possibile ricostruire, attraverso fotografie e testimonianze, l’aspetto del Borgo prima della demolizione e capire come sia cambiato il rapporto visivo con San Pietro.

Iscrizione di San Clemente, alle origini del volgare italiano

Iscrizione di San Clemente

Custodita nell’omonima basilica a Roma, l’Iscrizione di San Clemente è uno dei primissimi e più celebri frammenti di volgare italiano scritto. Questo celebre “fumetto” medievale unisce il latino solenne alle espressioni colorite del popolo, offrendo un affascinante e unico spaccato sulla nascita della nostra lingua.