Storia di Samia, dal sogno delle Olimpiadi alla morte nel Mediterraneo

Samia Yusuf Omar

Non conoscevo nulla di Samia e della sua storia. Ignoravo chi fosse e cosa avesse fatto, poi, però, una mia cara amica mi ha regalato un libro bellissimo, parlandomi di lei e la storia di Samia è divenuta una pagina indelebile della mia vita.

Il nome di Samia diviene noto nell’estate del 2008, quando lo starter sta per dare il via alla batteria dei 200 metri femminili alle Olimpiadi di Pechino. Samia, ferma sui blocchi di partenza, sente il suo cuore pulsare veloce, guarda le sue rivali e si sente del tutto inadeguata. Le sue gambe, «in confronto a quelle delle altre, sembrano due rametti secchi» senza muscoli, dritte come due bastoncini prossimi a spezzarsi. In mezzo a quelle atlete, che sembrano delle culturiste, lei è la più bassa, la più magra, la più piccola su quella fettuccia rossa marginata di bianco. Quella ragazzina è arrivata alle Olimpiadi denutrita, senza un vero allenatore, senza una vera e propria preparazione, ma animata da un’unica passione: la corsa.

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