“Se sbaglio mi corrigerete”. Giovanni Paolo II, “er papa romano”

Roma, 16 ottobre 1978. È sera, ma piazza San Pietro è ancora gremita da una moltitudine di persone che in silenzio, con gli occhi vigili, guarda verso il piccolo comignolo in attesa della fatidica fumata bianca. Sono passati due giorni dall’inizio del conclave e una manciata da quel triste 28 settembre, quando il mondo intero seppe dell’improvvisa morte di Albino Luciani, per tutti Giovanni Paolo I, un nome decisamente singolare sia per l’utilizzo del doppio nome, primo caso nella storia della chiesa, che per la decisione di inserire dopo il nome il numerale che, invece di norma, non andrebbe messo finché non c’è il secondo pontefice con il medesimo nome (come nel caso dell’attuale papa che, infatti, viene chiamato solo Francesco e non Francesco I). Nel segreto della Sistina l’accordo per il 264° successore di Pietro sembra, tuttavia, non arrivare. La maggioranza dei cardinali, infatti, è divisa fra Benelli, vescovo di Firenze, e Siri, titolare della diocesi di Genova, eterno papabile fin dal conclave che portò all’elezione Giovanni XXIII. L’impasse, però, viene improvvisamente superato e i porporati, ammaliati forse dalla bellezza plurisecolare degli affreschi michelangioleschi, dopo soli otto scrutini, eleggono il cardinale polacco Karol Wojtyla, non certo uno dei favoriti alla vigilia ma colui il quale saprà subito conquistare il cuore dei fedeli con la celebre frase se sbaglio mi corriggerete.

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Processo a un cadavere, la vicenda di Papa Formoso

Papa Formoso e Stefano VI (1870)

La storia racchiude spesso racconti macabri e raccapriccianti, ben peggiori della fantasia di chi scrive letteratura horror. In un periodo di grave difficoltà per la Chiesa cattolica si svolse uno dei processi più insensati e surreali che mai siano stati celebrati: quello ad un cadavere in stato di putrefazione. Un corpo riesumato, rivestito dei suoi paramenti e legato ad una poltrona.  È così che la salma di papa Formoso, morto sette mesi prima del processo, venne chiamata a rispondere alle accuse che gli venivano rivolte. Ma procediamo con ordine.

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Celestino V, il Papa eremita

Ritratto di Celestino V

Papa Celestino V, dopo appena cinque mesi di pontificato, prese la decisione di dimettersi e di rinunciare al soglio pontificio.  Era il 1294 e la Chiesa di Roma si trovò ad affrontare una nuova elezione. In soli undici giorni venne designato il nuovo pontefice Bonifacio VIII, mentre il papa emerito fuggì verso l’amato Abruzzo, sul monte … Leggi tutto