Ma mi faccia il piacere. Totò e la censura, una pagina grottesca

Totò e la censura

Il 15 aprile 1967 nella sua casa romana di via Bruno Buozzi si spegneva Antonio De Curtis, il Principe della risata, in una sola parola Totò. Ricordare il più grande comico italiano, un uomo che inventò letteralmente una lingua è un’operazione al tempo stesso facile e scontata, perché pochi attori al mondo hanno resistito indenni al trascorrere del tempo. Ancora oggi, infatti, i film di Totò vengono ciclicamente riproposti, entusiasmando diverse generazioni, con battute e gag entrate nella storia del cinema italiano e non solo. Eppure quei film, che tanto hanno fatto ridere, sono stati, cosa oggi francamente impensabile, oggetto della pruriginosa attenzione della censura, di quel complesso e bizantino sistema che dal 1913, anno in cui fu creato, passò al vaglio ogni spettacolo, libro, film, operando tagli indiscriminati sulla base di una supposta difesa della morale e dell’immagine nazionale. 

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