Tarquinia la bella, Tarquinia la superba. La città etrusca dell’alto Lazio che, adagiata su un colle, strizza l’occhio al mare si impone alla vista con la sua massiccia fisicità. A caratterizzare il borgo medievale, costruito in un sito diverso da quello su cui sorgeva l’acropoli etrusca, ci pensano le torri quadrate ancora intatte e, in alcuni casi, ribassate di qualche metro che si ergono tra case medievali, palazzi e chiese. Il colore della pietra calcarea locale, il macco, fa risplendere la cittadina laziale in tutta la sua bellezza e compostezza. La cinta muraria, le 38 torri documentate di cui ne rimangono in piedi più di 10, le chiese romaniche dalle influenze arabo-normanne sono il cuore del borgo medievale che fino al XIX secolo si chiamava Corneto, dal nome delle piante di corniolo qui presenti.

COSA VEDERE A TARQUINIA

Tarquinia deve oggi la sua fama, però, soprattutto al fatto di essere stata in passato una delle più importanti città etrusche. Tarxuna o Tarxna venne fondata secondo la leggenda da Tarconte e divenne una fiorente città dedita al commercio e alla navigazione. La necropoli di Monterozzi, a 50 chilometri dal sito archeologico di Cerveteri, è un autentico gioiello che ha permesso a Tarquinia di entrare di diritto nella lista Unesco dei siti che fanno parte del Patrimonio dell’Umanità.

Scorci del centro storico di Tarquinia

Scorci del centro storico di Tarquinia

Il primo capitolo della grande pittura italiana“, così l’etruscologo Massimo Pallottino ha definito i dipinti delle tombe straordinarie che si trovano sulla collina dei Monterozzi. Nessun altro sito etrusco, infatti, contiene ad oggi un così vasto repertorio di pitture, un documento unico e straordinario che attraverso colori e scene vivaci raffigura la vita quotidiana, i banchetti e la concezione della morte di questo popolo affascinante e misterioso. “È il mistero del viaggio fuori dalla vita, verso la morte, il viaggio della morte e il soggiorno nell’aldilà”, scriveva David Herbert Lawrence nel libro Etruscan Places pubblicato postumo nel 1932.

E poi c’è la città medievale che Petrarca descrive in questo modo: “Corneto città di torri da ammirare, cinta da mura doppie” utilizzate a difesa del borgo e come luoghi deputati all’avvistamento. La città non nacque sulle rovine dell’antica acropoli etrusca ma in un sito adiacente, dopo lo spopolamento seguito alla caduta dell’Impero romano. Nell’alto medioevo, forse in età carolingia, la popolazione che si trovava a valle si trasferì, per motivi difensivi, su una collina e qui fondò un nuovo insediamento a cui venne dato il nome di Corneto.

MUSEO NAZIONE DI TARQUINIA E LA NECROPOLI DI MONTEROZZI

Museo di Tarqunia e Necropoli di Monterozzi

La statua dei Cavalli Alati al Museo di Tarquinia e una delle tombe dipinte della Necropoli di Monterozzi

La sua vicinanza al mare rende da subito la città di Tarquinia aperta alle culture provenienti da varie parti del mondo, intrecciandole e mescolandole. Corneto divenne un cantiere a cielo aperto, uno spazio da edificare e da riempire con costruzioni, palazzi e chiese. Allora non rimane che andarla a vedere passeggiando tra le vie e le piazze del borgo.

Entrando in città dalla barriera di San Giusto, creata durante la Prima Guerra Mondiale, si accede direttamente sulla via del passeggio tarquinese su cui si apre un belvedere. Il mare è a due passi con il suo colore blu che taglia la costa tirrenica ed accende di luce il panorama. Subito dopo l’arco, sulla sinistra, troverete il palazzo che si lega maggiormente alla necropoli di Monterozzi: il Museo Nazionale Etrusco di Tarquinia, ospitato nel prestigioso Palazzo Vitelleschi realizzato dall’omonimo cardinale tra il 1436 ed il 1439. I sarcofagi, i piatti, i vasi etruschi ed ellenici, i monili d’oro, i dadi, addirittura un ombrellino parasole vi accompagneranno alla scoperta delle sale dedicate al popolo etrusco. Meravigliose la statua dei Cavalli Alati, un altorilievo che decorava un tempio nell’Area della Regina, e quella del dio Mitra che uccide il toro, opera trafugata durante uno scavo clandestino e recuperata nel 2014 grazie all’operato del Comando Carabinieri per la tutela del Patrimonio Culturale. Bellissimi gli affreschi di quattro tombe staccati e collocati nel museo per conservarli e sottrarli così alle intemperie.

Uscendo da Palazzo Vitelleschi, poco più avanti, su Piazza Matteotti si incontra il duecentesco Palazzo Comunale con la torre civica e la scalinata che conduce al loggiato. All’interno, in quella che oggi è l’anticamera del sindaco, si trovano affreschi che ricordano la storia ed i personaggi di Tarquinia.

IL CENTRO STORICO DI TARQUINIA TRA CHIESE E ANTICHE TORRI

Tarquinia, turismo e bellezza

Tarquinia

Dopo il palazzo civico non può mancare una visita ad una delle più belle e più importanti chiese di Tarquinia: la meravigliosa Santa Maria in Castello, un esempio di romanico laziale, iniziata a costruire nel 1121 e consacrata soltanto nel 1207 da papa Innocenzo III. L’edificio sacro si apre su una piazza posta in prossimità di Porta Castello e del torrione circolare di Matilde di Canossa. Dall’arco voluto dal Vitelleschi si apre alla vista questa piazza davvero particolare con la chiesa e la torre più alta della città, considerata da alcuni studiosi un punto di riferimento per i naviganti. Il tempo qui sembra essersi fermato all’età medievale e l’atmosfera è davvero suggestiva nelle ore notturne quando la luce illumina questa porzione di centro storico rendendolo unico.

Colpisce la facciata squadrata della chiesa di Santa Maria in Castello su cui si aprono i tre portali d’accesso all’edificio sacro. Le decorazioni dei Cosmati, il fonte battesimale, l’ambone ed il ciborio sono le parti più pregiate della chiesa mentre dalla parte posteriore, costituita da tre absidi, vi potete affacciare direttamente su un dirupo da cui si gode di una vista superba sulla campagna viterbese. Vedrete così la Valle del Marta e le chiese di San Salvatore e San Giacomo.

Gli edifici ecclesiastici a Tarquinia sono numerosissimi, ve ne renderete conto da subito perché  ne conterete a decine. Il duomo di Santa Margherita con gli affreschi del coro eseguiti dal Pastura, la chiesa di San Pancrazio con elementi romanici e gotici, quella di San Giovanni Gerosolimitano e la chiesa ed il convento di San Francesco sono solo alcuni degli edifici sacri che incontrerete lungo le vostre peregrinazioni nel centro storico.

Da non perdere poi la medievale Via delle Torri su cui si aprono il duecentesco Palazzo dei Priori e la chiesa di Santo Spirito. Mentre poco oltre si trova la chiesa romanica di San Martino, la più antica della città che presenta diversi influssi stilistici. Sparsi nelle vie cittadine, poi, si incontrano abbeveratoi, fontane, lavatoi costruiti per il fabbisogno quotidiano della comunità. “E l’acqua, è il miracolo dell’acqua che ha moltiplicato la popolazione e fatto rifiorire le guance di quelle giovinette che a tempo mio, in primavera, apparivano tutte un po’ estenuate ed anemiche”, così ricorda l’importanza dell’acqua Vincenzo Cardarelli, illustre poeta, scrittore e giornalista nato proprio a Tarquinia.

LIDO DI TARQUINIA: LE SALINE, UNO SCRIGNO DI BIODIVERSITÀ 

Saline di Tarquinia

Saline di Tarquinia (foto di Sara Dante)

Non può ovviamente mancare una visita al lido di Tarquinia, a soli 5 chilometri dal centro storico. Anche d’inverno, soprattutto nelle nelle giornate di sole, sarete rapiti dalla bellezza del mare e dalla brezza marina che tira e potrete mangiare o bere qualcosa nei ristoranti o bar che si trovano sul lungomare. In questa zona troverete anche le saline di Tarquinia, oggi un’area naturale protetta di 170 ettari, unica nel suo genere ed importante per la sua particolare biodiversità. Al suo interno, infatti, si trovano uccelli migratori e stanziali come i fenicotteri rosa, le garzette, gli aironi bianchi e cinerini, i cavalieri d’Italia.

Le saline, oggi ambiente prediletto da uccelli e pesci, sono state create dalla mano dell’uomo. L’attività di produzione del sale era già conosciuta in epoca etrusca e romana ma conobbe un lungo periodo di decadenza nei secoli successivi. Fu soltanto nel 1802 che papa Pio VII decise di cominciare i lavori per costruire il nuovo sito in grado di estrarre il sale necessario per lo Stato Pontificio. Così le vasche che oggi vedete, e che erano in funzione fino al 1997, sono opera dei galeotti  provenienti dal vicino carcere di Porto Clementino. 

Gli amanti di birdwatching e fotografia potranno passare una piacevole giornata ad avvistare ed immortalare le varie specie di uccelli presenti in quest’area naturale protetta.

DOVE DORMIRE A TARQUINIA

Se decidete di rimanere una o due notti a Tarquinia per visitare tutti i luoghi del borgo oppure avete intenzione di passare una settimana al mare potete prenotare il vostro soggiorno al B&B Antico Porto, collocato tra le saline ed il Porto Clementino. Una location romantica e accogliente. Il mare è così vicino che ne sentirete l’odore ed il dolce rumore delle onde.