Su uno dei colli di Roma, quel Gianicolo consacrato un tempo al dio Giano e nel Medioevo ritenuto erroneamente il luogo del martirio dell’apostolo Pietro, si trova il tempietto di San Pietro in Montorio, noto anche come il tempietto del Bramante dal nome del suo illustre progettista, l’architetto Donato Bramante.

BRAMANTE E IL TEMPIETTO DI SAN PIETRO IN MONTORIO

Il nome del tempietto di San Pietro in Montorio si deve alla corruzione avvenuta nel Medioevo del toponimo latino Mons Aureus, così denominato dagli antichi Romani perché durante le giornate assolate il colle, costituito da una roccia sedimentaria gialla (la marna), si accendeva ammantandosi di uno struggente colore dorato.

In questo luogo per secoli si ritenne che fosse stato crocifisso Pietro, il fondatore della chiesa, l’apostolo che dopo avere rinnegato Gesù tre volte fu scelto da Cristo stesso come suo successore, legittimandone il potere e la supremazia. Pietro, giunto nella capitale dell’Impero Romano per proseguire la sua opera di proselitismo, venne arrestato nel corso delle persecuzioni anticristiane operate da Nerone e poi crocifisso a testa in giù.

Tempietto del Bramante al Gianicolo

Il Tempietto del Bramante

Per celebrare il martirio ed il sacrificio dell’apostolo, sul luogo che nel Medioevo era divenuto meta di numerosi pellegrini che portavano la loro testimonianza di fede, i reali spagnoli Ferdinando d’Aragona ed Isabella di Castiglia diedero sostanziosi contributi che servirono per la costruzione del complesso di San Pietro in Montorio, che comprendeva la chiesa e l’adiacente tempietto.

Quando nel 1499 Donato Bramante si trasferì a Roma, l’architetto e pittore marchigiano aveva già lavorato a Milano accumulando un notevole bagaglio artistico e culturale.

L’arrivo nella città papale, nonostante la non più giovane età, gli fu da stimolo e la presenza degli innumerevoli resti archeologici disseminati nella città contribuirono ad una sua profonda evoluzione artistica.

Il Vasari ricorda che Bramante, nei suoi primi mesi romani, si dedicò agli schizzi dei ruderi di Roma e dell’Agro Pontino, a quei resti di opere romane da cui poi avrebbe tratto spunto per le sue realizzazioni architettoniche. Donato Bramante lavorò sotto papa Alessandro VI Borgia e sotto papa Giulio II della Rovere, la cui elezione diede l’avvio alla fioritura del Rinascimento romano con la scoperta delle qualità indiscutibili di Bramante, Michelangelo e Raffaello.

E così il Bramante conquistò da subito i favori di papa Giulio II che lo preferì all’altro architetto presente nella capitale dello Stato Pontificio, Giuliano da Sangallo. Tra i compiti più prestigiosi che gli vennero affidati sicuramente va ricordato il progetto per la realizzazione della nuova basilica di San Pietro, concepita a pianta a croce greca sovrastata da una cupola centrale.

Ma a Roma il Bramante si occupò di molti altri progetti e si dedicò ad un’intensa attività che lo condusse a realizzare opere architettoniche quali il Chiostro di Santa Maria della Pace, il Cortile del Belvedere, il Palazzo Caprini ed ovviamente il tempietto di San Pietro in Montorio che, come scrisse il Palladio ne I Quattro Libri, “fu fatto in commemoratorio di San Pietro Apostolo, il quale si dice, che quivi fu crocefisso”.

La cappella  della crocifissione di San Pietro, oggi conosciuta come il tempietto di Bramante, è un edificio piccolissimo realizzato nel 1502 secondo gli ideali architettonici rinascimentali. Concepito come martyrium e progettato con una perfetta pianta circolare, il tempietto di San Pietro in Montorio divenne uno dei monumenti più apprezzati e conosciuti in quel periodo, grazie al progetto che faceva della proporzione e dell’equilibrio i principi fondanti dell’architettura bramantesca.

Tempietto Bramante

Particolari del Tempietto del Bramante

Ispirato all’arte classica romana e agli ambienti circolari come il Pantheon, Bramante costruì un tempietto dal rigoroso ordine dorico, adatto nell’arte antica alla commemorazione degli eroi maschili ed in grado di rendere la monumentalità della sua architettura. Una scelta, quella dello stile dorico, che sembra maggiormente dettata dalla sacralità del luogo piuttosto che dalle esigenze estetiche.

Il tempietto di San Pietro in Montorio inaugurò così il Cinquecento e rappresentò la dichiarazione della nuova idea e del nuovo concetto di architettura: l’affermazione della centralità, il senso della proporzionalità, il nuovo concetto di volumetria.

COME VISITARE IL TEMPIETTO

Per accedere al tempietto è necessario entrare nell’Accademia di Spagna (ad ingresso gratuito), l’istituzione culturale creata alla fine dell’Ottocento per ospitare ed agevolare il soggiorno di artisti spagnoli nella capitale. Dai locali interni della fondazione iberica si arriva ad ammirare l’opera bramantesca costituita da sedici colonne di granito e dotata di una cupola modificata nel corso del Seicento. All’interno su un pavimento cosmatesco si trova un altare sovrastato dalla statua di San Pietro che stringe in mano le chiavi mentre nelle nicchie sono ospitati i quattro evangelisti.

All’esterno del tempietto del Bramante si trovano delle scale costruite nel XVII secolo per consentire l’accesso alla cripta, il luogo sacro ricavato sul terreno in cui si riteneva fosse stato crocefisso San Pietro.

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