Volete passare una giornata di mare in un luogo rilassante, immerso nel verde di una pineta e con un pizzico di storia da scoprire? Torre Astura a Nettuno fa al caso vostro con le sue dune e le meravigliose agavi con il fiore lunghissimo che svetta imponente. La vista che si apre agli occhi dopo essere arrivati è meravigliosa.

TORRE ASTURA: LA SPIAGGIA INCANTATA DI NETTUNO

Il mare di Torre Astura e le antiche rovine

Il mare di Torre Astura e le antiche rovine

Un ponte ad arcate attraversa un lembo di mare passando sui resti di un’antica villa romana di età repubblicana sommersa dalle acque (con annessa la sua peschiera per l’allevamento ittico) e collega la spiaggia ad una fortezza marittima con una torre pentagonale.

Il baluardo costruito nel 1193 dalla famiglia Frangipane si staglia ancora oggi sulla costa a sud di Roma, nel territorio di Nettuno, regalando un colpo d’occhio incredibile su questo tratto di mare.

In epoca romana qui passava la via Severiana che arrivava fino ad Ostia Antica e a Portus e proprio in questo tratto di costa così apprezzato dai cittadini della Roma antica sorsero numerose ville di patrizi e uomini facoltosi, tra le quali quella di Cicerone.

Territorio da sempre consacrato al relax e alla pesca, oggi Torre Astura viene aperta al pubblico nei mesi di luglio ed agosto, regalando ai visitatori un panorama indimenticabile.

Torre Astura a Nettuno

Torre Astura a Nettuno

TORRE ASTURA: COSA VEDERE

All’interno del baluardo di Torre Astura avvenne il tradimento di Corradino di Svevia, nipote di Federico II che, sconfitto nel 1268 a Tagliacozzo da Carlo d’Angiò, cercò la via di fuga attraverso il mare dirigendosi verso il lido di Nettuno.

Il signore del luogo, Giovanni Frangipane, anziché accoglierlo lo consegnò agli Angioini, decretandone la morte. Il giovane Corradino infatti, appena sedici anni, venne giustiziato a Napoli e la sua testa rotolò in terra dopo il colpo di spada infertogli. Finiva così la dinastia sveva.

Eppure, qualche secolo prima, si era rallegrato della bellezza di Torre Astura e del suo isolamento adatto alla scrittura proprio Marco Tullio Cicerone, che qui aveva acquistato una delle sue ville dedicate all’ozio. Sebbene quella di Tusculum fosse la sua preferita, in questa grandiosa abitazione il grande oratore latino veniva per beneficiare del silenzio del luogo, circondato dal mare e dalla fitta vegetazione.

Torre Astura. A sinistra, una pianta di agave

Torre Astura. A sinistra, una pianta di agave

Come ogni luogo selvaggio che si rispetti a Torre Astura non si trovano stabilimenti, bagni o bar. Occorre, quindi, munirsi delle cose necessarie e trasportarle a mano dopo avere raggiunto il parcheggio; da qui si segue una stradina sterrata (20 minuti per raggiungere la Torre) e ci si inoltra verso la pineta, costeggiando dapprima il fiume Astura che segna il confine tra la provincia di Roma e quella di Latina.

Non essendoci cestini in spiaggia è necessario richiudere in sacchetti i residui di cibo, le bottiglie di plastica ed il vetro e riportarli a casa. È superfluo dirlo? Non direi perché ancora oggi purtroppo c’è chi, utilizzando l’ambiente in cui si trova come una pattumiera, getta in terra quello che non gli necessita più.

A Torre Astura non sono mai passati Attila, Teodorico, Alarico ma sono stati avvistati i selvaggi della nuova specie, i novelli barbari. Li trovi a grufolare e ad insozzare questo luogo incantevole con gli avanzi lasciati nei loro trogoli. 

 

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