In questo anno lunare che sta per concludersi c’è una storia che merita di essere raccontata, quella di Valentina Tereskova, la prima donna nello spazio.

VALENTINA TERESKOVA, UNA RAGAZZA TENACE

Questo è il racconto del coraggio, dell’abnegazione, della volontà e del bellissimo sorriso di Valentina Tereskova, la prima donna a volare fra le stelle.

16 giugno 1963. L’agenzia ufficiale sovietica, la leggendaria Tass, annuncia al mondo che nello spazio è stata lanciata la navicella Vostok 6, a bordo della quale c’è una donna, e si tratta di un’assoluta novità.

Si tratta dell’ennesimo record impresso dai sovietici agli americani nella corsa alle stelle.

Valentina Tereskova, astronauta russa, prima donna nello spazio

Valentina Tereskova nel corso dell’addestramento

Dopo aver lanciato il primo satellite, lo Sputnik, il primo animale, la tenera Laika, i primi due uomini, il mitico Gagarin e il meno conosciuto Titov, Mosca decide ancora di stupire il mondo e in particolare gli statunitensi, lanciando in orbita la prima donna, la ventiseienne Valentina Tereskova.

Valentina nasce sotto il segno dei pesci, il 6 marzo 1937 in un piccolo paese affacciato sul Volga, nella regione di Yaroslavl, in Bielorussia. La vita con la futura astronauta non è stata tenera ma non le ha tolto il piacere di sognare.

Rimasta orfana del padre, ucciso al fronte nella guerra contro i nazisti, Valentina a diciassette anni lascia la scuola e va a lavorare in una fabbrica tessile, insieme alla madre. C’è una famiglia da sostenere e un mare di responsabilità da cui non vuole scappare. La sera, però, Valentina finalmente alza gli occhi al cielo, sognando, un giorno, di poterlo sfiorare.

Di nascosto dalla madre, grazie ad alcuni risparmi faticosamente messi da parte, Valentina si iscrive a un corso di paracadutismo. Il 21 maggio 1959, decisamente emozionata, effettua il suo primo lancio, ma non le basta, desidera lo spazio, vuole accarezzare le stelle.

Per questo inizia a inviare domande per diventare cosmonauta, il lemma che i sovietici utilizzano al posto del troppo occidentale astronauta.

Poi un giorno, dopo l’ennesima lettera spedita, arriva la fatidica, inattesa risposta, e il sogno comincia a colorarsi di realtà.

4 GIUGNO 1963, VALENTINA TERESKOVA ENTRA NELLA STORIA

Laika, a bordo dello Sputnik 2

Laika

E’ il 1962, Juri Gagarin è già un mito, quando Valentina, già segretario della locale sezione del Komsomol, la lega dei giovani comunisti, viene ammessa con altre cinquanta candidate a far parte del programma spaziale destinato a lanciare la prima donna in orbita.

L’ennesima sfida dell’URSS agli Stati Uniti e al mondo è lanciata e Valentina non ha alcuna intenzione di perderla. Dopo un duro corso entra a far parte di un gruppo ristretto di cinque donne, tra le quali verrà scelta colei che vedrà la terra dallo spazio.

Valentina è tenace, fredda, dalla tempra dura. Supera egregiamente tutte le prove, convincendo gli esaminatori, Korolëvin in testa, l’artefice del programma spaziale sovietico, che lei è la donna perfetta per volare tra le stelle. E ci riesce.

Il 4 giugno 1963 la commissione le annuncia che è la prescelta, sarà lei l’equipaggio della Vostok 6.

Oltre alle doti caratteriali, Valentina primeggia sulle altre candidate anche per la sua abilità con il paracadute, che sarebbe tornato utile al momento del ritorno sulla terra.

Il grande giorno finalmente arriva. Sono le 12. 29, ora di Mosca, quando dal cosmodromo di Baikonur, in Kazakistan la navicella Vostok 6 viene lanciata in orbita, dove, da due giorni danza già la Vostok 5, con a bordo Valery Bykovskji.

Dentro la stretta capsula, in quel fatidico 16 giugno 1963, Valentina Tereskova comprende che il suo sogno adolescenziale, cullato in infinite notti scrutando il cielo, si è alla fine avverato.

La prima donna rimane nello spazio 70 ore e 50 minuti, un tempo infinito e terribile. Čajka, cioè “gabbiano”, il nome in codice che Valentina ha scelto per le comunicazioni via radio, per tutta la durata della missione spaziale, rimane seduta, imbracata nella pesante tuta, con il casco ben piantato, su uno scomodo seggiolino, sola in mezzo alle sue amate stelle. Di romantico, in quell’ambiente così angusto, c’è davvero poco.

Anni dopo, quando i riflettori si spegneranno, Valentina racconterà che quel viaggio nello spazio fu terrificante, fra fortissimi dolori alla spalla, mal di stomaco e crampi diffusi, eredità di imprevista tensione e della prolungata immobilità. Ma tutto questo, al cospetto del rientro sulla terra, sarà niente.

IL DIFFICILE RITORNO SULLA TERRA

La Vostok 6 non è programmata per atterrare. Valentina, secondo quanto stabilito dall’equipe di scienziati sovietici, dovrà rientrare sulla terra con il paracadute, “sparata” fuori dalla navicella da una vera e propria carica esplosiva.

Quando Valentina, il 19 giugno, dopo tre giorni e 49 orbite terrestri, si trova a danzare in cielo, aggrappata al suo paracadute, vive davvero momenti difficili.

Sotto a lei non c’è la rassicurante superficie terrestre, bensì le acque di un gelido lago. Valentina, però, grazie anche a un vento favorevole che la spinge verso la terra ferma, riesce a tornare sana e salva, nonostante un’evidente ecchimosi, eredità di una bella botta presa al momento di toccare terra, che sarà sapientemente nascosta dal trucco al momento delle riprese ufficiali.

Tre giorni dopo il suo ritorno, Valentina Tereskova, dopo essere stata ricoverata in gran segreto per tre giorni in un ospedale, poserà sorridente, a favore di una selva di telecamere e macchine fotografiche, mentre esce dalla capsula, secondo un preciso programma dettato dalla propaganda di regime. Erano davvero altre storie, altri mondi.

Cinque mesi dopo, Valentina, divenuta una vera e propria star, e non solo nell’URSS, sposerà il cosmonauta Andriyan Nikolayev, terzo uomo nello spazio, un matrimonio decisamente stellare.

Quando ancora era una sconosciuta operaia Valentina, che nel febbraio del 2014 ha portato la bandiera russa in occasione della cerimonia d’apertura delle Olimpiadi invernali di Sochi, pronunciò una frase che rimase scolpita nella memoria:

“Se le donne in Russia possono lavorare per le ferrovie perché non possono volare nello spazio?”

 

Le foto provengono dal Museo della Cosmonautica di Mosca e dalla Mostra Sulla Luna e oltre allestita a Pisa lo scorso luglio dal National Geographic.

 

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