Via dell’Impero, la strada trionfale del Fascismo

Via dei Fori imperiali a Roma

La costruzione di un nuovo asse viario che collegasse direttamente piazza Venezia con il Colosseo era stata progettata e realizzata all’interno di una visione trionfale e monumentale della nuova Roma mussoliniana. Via dei Monti, poi divenuta Via dell’Impero ed oggi Via dei Fori Imperiali, aveva lo scopo di aprire la città alla modernità, di renderla maggiormente fruibile alle autovetture e di adattarla alle nuove esigenze del regime fascista. L’avversione di Mussolini per i quartieri vecchi era stata evidente da subito, da quando già negli anni Venti aveva utilizzato il piccone per liberare Roma da caseggiati ed abitazioni fatiscenti, nell’intento di lasciare spazio alle antiche vestigia ed ai secolari monumenti, emancipandoli da quello che egli stesso considerava essere un “pittoresco sudicio[…] destinato a crollare in nome della decenza, dell’igiene”.

VIA DEI FORI IMPERIALI, LE ORIGINI

A dispetto del Piano Regolatore approvato nel 1931, che non prevedeva nessuna nuova arteria stradale nell’area dei Fori Imperiali, il 28 ottobre di quell’anno, il nono dell’era fascista, vennero iniziati i lavori di realizzazione del nuovo asse viario che doveva contribuire a fluidificare il traffico automobilistico in aumento e a collegare più velocemente il centro di Roma con le nuove aree in espansione. Il concetto di modernità era caro a Mussolini che desiderava rendere Roma più attraente, maestosa e cosmopolita. La nuova Roma fascista doveva preservare la monumentalità antica e, al contempo, aprirsi al moderno, ad un’esigenza urbanistica proiettata verso il futuro e verso il progresso.

L’uso dell’archeologia per fini propagandistici e politici, il raffronto tra l’Urbe romana e la città fascista, l’analogia tra la nuova e la vecchia grandezza diedero il via a numerose opere di sventramento, consistenti nella rimozione dei caseggiati costruiti a ridosso dei monumenti antichi. La città antica, affossata e soffocata da strutture edilizie edificate nelle vicinanze dei monumenti di epoca romana, doveva riprendere i suoi spazi e collegarsi, idealmente e praticamente, alla nuova Roma moderna e mussoliniana.

Il progetto originario della nuova strada prevedeva una deviazione coincidente con la collina della Velia. Ma gli uffici tecnici del Governatorato di Roma, rivedendo e modificando il piano di lavoro fin lì stabilito, decise di optare per un percorso più lineare: un rettilineo che unisse il monumento alla patria del Vittoriano con il Colosseo. Lo ricorda lo stesso Antonio Muñoz, l’architetto che per volere del Governatore Boncompagni Ludovisi ricoprì la carica di direttore della X Ripartizione ‘Antichità e Belle Arti’ e che realizzò i pannelli marmorei con le carte geografiche attestanti l’espansione dell’Impero Romano.

Pannello marmoreo lungo via dei Fori Imperiali a Roma

Pannello marmoreo lungo via dei Fori Imperiali a Roma

Via dell’Impero, quindi, fu costruita in rettilineo, 900 metri di lunghezza e 30 di larghezza che comportarono, per la sua realizzazione, lo sbancamento della collina della Velia. L’impresa Federici con i suoi 1500 operai aveva rimosso centinaia di migliaia di metri cubi di roccia e terra e abbattuto numerosi spazi abitativi ed immobili che si trovavano nello spazio riservato alla nuova via.

La distruzione del quartiere Alessandrino si concluse soltanto nel 1936, quando Via dell’Impero era già stata aperta ed inaugurata da quattro anni. Gli abitanti, rimasti senza alloggio, vennero trasferiti obtorto collo nelle nuove borgate edificate a Val Melaina, Primavalle, Via Vitellia e Tor Marancia. Dagli scavi effettuati vennero portati alla luce resti murari di epoca romana, decorazioni pittoriche, lastre marmoree, statue e materiali ceramici. La scoperta più particolare fu quella delle ossa fossili di un elephas antiquus italicus, un elefante che popolava l’area europea durante il Pleistocene (550.000-120.000 anni fa).

Il 28 ottobre 1932 (X anno dell’Era Fascista), nell’anniversario della marcia su Roma, Mussolini in uniforme militare su un cavallo, inaugurava quel nuovo spazio urbano che di lì a poco sarebbe diventato il centro delle parate della Milizia e del partito fascista. Via dell’Impero diveniva la nuova arteria funzionale alle nuove esigenze di una città in espansione e, contestualmente, il moderno polo per la promozione delle camicie nere al potere.

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