Aggiornamento articolo: 21 agosto 2026
Vicus Caprarius – La Città dell’Acqua è un’area archeologica sotterranea nel cuore di Roma, a pochi passi dalla Fontana di Trevi. A oltre nove metri sotto l’attuale livello stradale si possono vedere i resti di un’antica insula romana, trasformata successivamente in una domus, un grande serbatoio collegato all’Acquedotto Vergine e altri ambienti che raccontano la lunga storia della città.
La visita al Vicus Caprarius permette così di scendere sotto le strade del Rione Trevi e conoscere un piccolo ma straordinario capitolo della Roma sotterranea, tra strutture di epoca imperiale, acqua e testimonianze medievali. Se ti interessano i luoghi meno conosciuti della capitale, puoi trovare molti altri itinerari nella nostra guida alla Roma segreta e nascosta.

L’insula romana e la domus
Scendendo sotto l’attuale piano di calpestio si entra nella parte nord dell’area archeologica. La zona era attraversata dal tratto urbano della Salaria Vetus, che prendeva il nome di Vicus Caprarius. Nella nuova concezione di città ideata da Nerone subito dopo il devastante incendio del 64 d.C., qui fu edificato un caseggiato (insula) costituito da più piani, in cui trovavano alloggio numerose famiglie. Si trattava di un tipo di residenza ‘intensiva’ che riuniva una molteplicità di individui nello stesso edificio.
L’insula, nel corso del IV secolo, fu trasformata in una residenza nobiliare (domus) ed il pianterreno venne riutilizzato per l’installazione dei servizi igienici. Le pareti furono decorate e le scale, tuttora visibili, furono ricoperte con del marmo. Il piano nobile doveva svolgere funzioni di rappresentanza della famiglia, considerato che vi è stato ritrovato un mosaico pavimentale.
La Città dell’Acqua: il Castellum Aquae e l’Acquedotto Vergine

La parte meridionale dell’edificio venne trasformata nel corso del II secolo d.C. per consentire la costruzione di un grande serbatoio idrico, il cosiddetto Castellum Aquae, dove confluivano le acque dell’unico acquedotto romano ancora oggi funzionante: l’Acquedotto Vergine.
Il condotto, inaugurato da Agrippa il 9 giugno del 19 a.C. e lungo circa venti chilometri, era alimentato dalle acque che sgorgano in località Salone, nei pressi di Via Collatina. Ancora oggi rifornisce, oltre alla Fontana di Trevi, la Fontana dei Quattro Fiumi a Piazza Navona e la Fontana della Barcaccia a Piazza di Spagna. L’Acquedotto Vergine passa oggi interamente nel sottosuolo, mentre in epoca romana fuoriusciva per circa due chilometri. In Via del Nazareno sono ancora visibili i resti di tre delle sue arcate in travertino; al di sopra è presente un’iscrizione in latino che ricorda il suo restauro ad opera dell’imperatore Claudio.
Il Castellum Aquae, con una capacità stimata di circa 150.000 litri di acqua, era costituito da due stanze comunicanti e rivestite da una miscela di laterizi e calce utilizzata per isolare le pareti dall’umidità (il cocciopesto). L’acqua, in epoca romana, penetrava nel Castellum dal Vicus Caprarius per poi uscire, attraverso due condotte, verso il lato meridionale. Uno scroscio d’acqua sgorga ancora all’interno dell’antico serbatoio.

Le abitazioni medievali
Con la caduta dell’Impero Romano, la città conobbe un periodo di forte diminuzione della popolazione e di abbandono di numerosi luoghi precedentemente abitati. Per la costruzione degli edifici medievali furono riutilizzati i resti delle costruzioni romane. Accanto al Castellum Aquae sono state rinvenute due abitazioni databili al XII e XIII secolo. I muri delle due dimore, secondo gli studi condotti dagli archeologi, furono realizzati con marmi e laterizi di spoglio, secondo la consuetudine medievale di riutilizzare elementi architettonici preesistenti.
I reperti del Vicus Caprarius
Gli scavi archeologici hanno restituito numerosi reperti, oggi raccolti nelle tre sezioni dell’antiquarium. Tra questi ci sono preziosi rivestimenti in marmi policromi, raffinate decorazioni, anfore africane utilizzate per il trasporto dell’olio, chiamate spatheia, e il celebre volto di Alessandro Helios.
Particolarmente interessante è il “tesoretto” composto da oltre 800 monete, databili tra il IV e il V secolo d.C. Insieme agli altri reperti, questi oggetti testimoniano le diverse fasi di utilizzo e di vita delle strutture riportate alla luce durante gli scavi.
Vicus Caprarius e la Fontana di Trevi
Il Vicus Caprarius si trova a pochi passi dalla Fontana di Trevi, nel cuore del rione Trevi. La vicinanza tra i due luoghi non è però l’unico elemento che li collega: entrambi sono strettamente legati alla storia dell’Acquedotto Vergine.
La Fontana di Trevi rappresenta infatti la monumentale mostra dell’acquedotto, mentre nel sottosuolo del Vicus Caprarius sono stati riportati alla luce i resti del grande serbatoio, il Castellum Aquae. Dopo aver visitato la celebre fontana è quindi possibile scendere sotto il livello della strada e conoscere una parte molto meno conosciuta della storia dell’acqua a Roma.
Informazioni per visitare il Vicus Caprarius
Come arrivare
Il Vicus Caprarius si trova nel centro di Roma, in Vicolo del Puttarello 25, a pochi passi dalla Fontana di Trevi. L’ingresso all’area archeologica è poco distante dalle vie più frequentate del centro storico, ma una volta scesi nei sotterranei sembra di entrare in una Roma completamente diversa.
Orari di apertura
L’area archeologica del Vicus Caprarius è aperta dal martedì alla domenica, dalle 11 alle 17. Il lunedì è chiusa. Prima della visita è comunque consigliabile verificare gli eventuali aggiornamenti sul sito ufficiale.
Biglietti e prenotazione
Per conoscere il prezzo del biglietto, le eventuali riduzioni e le modalità di prenotazione è consigliabile consultare le informazioni aggiornate sul sito ufficiale del Vicus Caprarius. La prenotazione è consigliata durante la settimana e obbligatoria il sabato, la domenica e nei giorni festivi.
Se ti affascinano i luoghi meno conosciuti della capitale, continua il viaggio nella nostra guida alla Roma segreta e nascosta: un percorso tra sotterranei, angoli insoliti, antiche rovine e storie poco conosciute della città.
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