Villa Pamphili, il cuore verde di Roma

Il Casino del Bel Respiro a Villa Pamphili

Il parco più grande di Roma, il regno dei podisti, il teatro della battaglia cruenta in difesa della Repubblica Romana: Villa Pamphili, il cuore verde di Monteverde. Sorta come villa aristocratica nel corso del Seicento, in una zona agricola della campagna romana, Villa Pamphili (o Villa Pamphilj) deve il suo nome alla nobile famiglia romana che qui aveva acquistato i campi e la sua tenuta di campagna.

LA STORIA DI VILLA PAMPHILI

Villa Pamphili, il parco

Villa Pamphili, il parco

La famiglia Pamphilj, originaria di Gubbio e trasferitasi a Roma nel Quattrocento, è ricordata per avere dato i natali ad Innocenzo X, il papa del Barocco, divenuto celebre, tra l’altro, per aver ordinato l’abbattimento dei campanili di Bernini.

Nel 1849 la Villa è stata interessata da una efferata battaglia tra l’esercito garibaldino e le truppe francesi, che cercavano di riconquistare la città dopo l’istituzione della Repubblica Romana. Qui il sei luglio del 1849, a soli ventun’anni, moriva Goffredo Mameli. Il poeta-patriota che scrisse le parole di quello che sarebbe diventato l’inno d’Italia venne ferito ad una gamba nei pressi del Vascello, in difesa della neonata Repubblica Romana.

LE MERAVIGLIE DI VILLA PAMPHILI

Villa Pamphili, in fondo il Casino del Bel Respiro

Villa Pamphili, in fondo il Casino del Bel Respiro

All’interno di Villa Pamphili è possibile ammirare dei gioielli naturalistici ed architettonici di estrema rilevanza. Il Casino del Bel Respiro  con il suo giardino segreto, di ispirazione palladiana, ne è un esempio. Realizzato dall’architetto bolognese Alessandro Algardi, l’edificio presenta un salone disposto su due piani riccamente decorato, rappresentazione dello sfarzo e della magnificenza della famiglia.

Con l’elezione a papa di Giambattista Pamphili, che prese il nome di Innocenzo X, la famiglia aveva necessità di avere una costruzione di rappresentanza, degna dell’ascesa sociale che aveva intrapreso. La cognata del neo-eletto papa, donna Olimpia Maidalchini, lo coadiuvò nella realizzazione della nuova Villa, divenendo una figura di riferimento della curia romana, tanto da attirarsi numerose malignità da parte della popolazione.

Di fronte al Casino del Bel Respiro fu realizzato il Giardino Segreto, un labirinto di siepi caratteristica del giardino all’italiana. Suddiviso in due gruppi di aiuole, presenta ancora oggi balaustre arricchite da vasi, simboli araldici e motivi ornamentali.

Dalla scalinata si discende verso il Giardino del Teatro, di forma ellittica e con una grande esedra, che nel XVII secolo ospitava rappresentazioni teatrali e musicali. Si continua poi la passeggiata fino ad arrivare alla neo-gotica cappella di famiglia realizzata alla fine dell’Ottocento e riaperta recentemente al culto.

Dirigendosi verso il cinquecentesco Casale di Villa Vecchia, posto all’entrata di Via Aurelia Antica, è possibile ammirare le serre ottocentesche fatte costruire da Lady Mary Talbot per ospitare più di seicento specie di piante. Durante il tragitto che conduce alla Villa Vecchia vale la pena soffermarsi davanti al Monumento ai Caduti francesi, edificato dalla famiglia Pamphili in onore dei soldati transalpini morti per la difesa del papa.

I FRANCESI E LA REPUBBLICA ROMANA

Gianicolo, statua di Anita Garibaldi

Gianicolo, statua di Anita Garibaldi

È in questi luoghi, tra Villa Pamphili, Villa Spada, la Villa del Vascello ed il Gianicolo, che si verificò l’assedio dei Francesi durante l’instaurazione della Repubblica Romana. Con il papa Pio IX scappato a Gaeta, a Roma era nata una forma di governo democratica caratterizzata da una Costituzione liberale. Questa carta asseriva il concetto di laicità dello Stato e prevedeva l’abolizione dei titoli nobiliari, la libertà di pensiero e di insegnamento, il suffragio universale maschile e femminile, l’abolizione della pena di morte, l’istituzione del matrimonio civile.

Nel giugno del 1849 il generale Oudinot, a capo dell’esercito francese, mosse verso Roma con trentamila soldati. Dopo un mese di assedio, l’esercito repubblicano capeggiato da Giuseppe Garibaldi capitolò. La Repubblica era durata appena cinque mesi ma aveva lasciato profonde impressioni. La giovane Anita Garibaldi, combattente al quinto mese di gravidanza, contrasse la malaria durante la sua fuga verso Venezia e morì poco dopo. Le sue spoglie sono ora conservate al Gianicolo, sotto la statua che la ritrae su di un cavallo mentre si lancia all’assalto, con il piccolo Menotti Garibaldi in braccio ed  una pistola nella mano destra. Come lei, tanti altri giovani, italiani e stranieri, trovarono la morte per la difesa della Repubblica. Tra di essi ricordiamo Goffredo Mameli, Luciano Manara, Emilio Morosini, l’uruguaiano Andrea Aguyar e la giovane Colomba Antonietti, che per combattere accanto al marito si tagliò i capelli ed indossò i vestiti da uomo.

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