Viterbo: cosa vedere nella città dei Papi

Viterbo è una dei luoghi più interessanti della Tuscia, soprattutto per il suo centro storico medievale, tra i più suggestivi del Lazio. Torri, case in pietra, archi e profferli si susseguono lungo le strade, mentre sulla parte più alta della città si affacciano il Palazzo dei Papi e la Cattedrale di San Lorenzo, testimonianze del periodo in cui Viterbo divenne una delle principali sedi della corte pontificia.

Ma la storia della città non comincia con i papi. Prima del Medioevo, il territorio era già abitato e gravitava nell’area dell’Etruria meridionale; la presenza etrusca è ancora raccontata dai reperti conservati nella Rocca Albornoz e nei musei cittadini. Viterbo ha poi attraversato secoli di conflitti, trasformazioni e dominazioni, fino a diventare nel Duecento una città di grande rilievo politico e religioso.

Oggi il suo carattere nasce proprio dalla sovrapposizione di queste epoche. Accanto al quartiere medievale si incontrano edifici rinascimentali e barocchi, mentre fuori dalle mura la città cambia volto e lascia spazio alle terme, alla campagna e ai paesaggi della Tuscia.

Viterbo, la città dei Papi

Il rapporto con il papato raggiunse il suo momento più importante nel XIII secolo. Nel 1257 papa Alessandro IV trasferì a Viterbo la sede della Curia pontificia, dove rimase fino alla sua morte nel 1261. Nei decenni successivi i pontefici soggiornarono a lungo in città e Viterbo divenne il teatro di numerosi conclavi. Tra il 1261 e il 1281 furono eletti qui quasi tutti i papi del periodo, da Urbano IV a Martino IV.

Fu una stagione di grande crescita. La presenza della corte pontificia attirò popolazione, commerci e nuove attività edilizie e contribuì a dare alla città quella fisionomia medievale che ancora oggi costituisce uno dei suoi caratteri più riconoscibili.

È in questo contesto che nacque il Palazzo dei Papi e che il colle di San Lorenzo divenne il centro politico e religioso della Viterbo medievale.

Il capitolo più celebre di questa storia è il conclave del 1268-1271, seguito alla morte di Clemente IV. La scelta del nuovo pontefice richiese quasi tre anni e si concluse il 1° settembre 1271 con l’elezione di Tebaldo Visconti, che assunse il nome di Gregorio X.

La lunga attesa esasperò a tal punto i Viterbesi che la popolazione fece rinchiudere i cardinali nel Palazzo dei Papi, arrivando a ridurre i viveri e, secondo la tradizione, persino a scoperchiare parte del tetto della sala in cui erano riuniti. È proprio questa vicenda che rimase indissolubilmente legata alla storia del conclave: il termine deriva dal latino conclave, “stanza chiusa a chiave”, da cum (“con”) e clave (“chiave”). La parola esisteva già, ma fu a Viterbo che si legò in modo emblematico alla pratica di riunire i cardinali in isolamento per eleggere il nuovo papa.

Pochi anni dopo, lo stesso Gregorio X avrebbe introdotto precise regole per disciplinare la clausura dei cardinali durante le elezioni pontificie. Il lungo conclave viterbese era così destinato a lasciare un segno nella storia della Chiesa, contribuendo a definire una procedura che, con le sue trasformazioni nel corso dei secoli, è arrivata fino ai giorni nostri.

Cosa vedere a Viterbo

Il centro storico è il punto di partenza naturale per visitare Viterbo. I luoghi più importanti si trovano a distanza relativamente breve gli uni dagli altri, ma la città merita di essere percorsa con la dovuta calma e attenzione: il piacere della visita sta anche nelle strade secondarie, nelle fontane e negli scorci che si incontrano tra un monumento e l’altro.

Il quartiere medievale di San Pellegrino

Se c’è un luogo in cui Viterbo mostra con maggiore chiarezza il suo volto medievale, è il quartiere di San Pellegrino.

Il nucleo si sviluppa intorno alla via omonima e conserva torri, palazzi duecenteschi, case in pietra e soprattutto i caratteristici profferli, le scale esterne che conducono agli ingressi delle abitazioni. È considerato il cuore medievale della città ed è attraversato dalla Via Francigena.

Il quartiere è nel suo insieme un complesso architettonico davvero interessante: le facciate in pietra, i vicoli, gli archi e le piccole piazze restituiscono la struttura di un antico abitato molto più efficacemente di qualsiasi ricostruzione.

Tra gli edifici da osservare c’è il Palazzo degli Alessandri, affacciato sulla piazza di San Pellegrino, con il suo particolare profferlo interno. La zona conserva ancora una dimensione urbana raccolta, lontana dall’impostazione delle grandi piazze monumentali.

Piazza San Lorenzo e il Palazzo dei Papi

Dal quartiere medievale si raggiunge il colle di San Lorenzo, dove si trovano i due edifici che più di ogni altro raccontano la Viterbo papale: il Palazzo dei Papi e la Cattedrale di San Lorenzo.

Il Palazzo nacque dall’ampliamento della sede vescovile per accogliere la Curia pontificia trasferita a Viterbo nel 1257. Il complesso comprende l’Aula del Conclave e la celebre Loggia delle Benedizioni, costruita nel 1267 e affacciata sulla piazza.

L’Aula del Conclave è naturalmente il luogo più legato alla storia politica della città. Qui si riunirono i cardinali durante il lunghissimo conclave iniziato nel 1268 e concluso nel 1271 con l’elezione di Gregorio X.

La visita del palazzo permette quindi di leggere il monumento non soltanto come edificio storico, ma come parte di una vicenda che per alcuni decenni portò Viterbo al centro della politica della Chiesa.

Palazzo dei Papi a Viterbo
Palazzo dei Papi (#Alessandra La Ruffa)

La Cattedrale di San Lorenzo

Accanto al Palazzo dei Papi si trova la Cattedrale di San Lorenzo, il principale edificio religioso della città.

Una pieve dedicata a San Lorenzo era già attestata sul colle nell’VIII secolo. La costruzione della cattedrale romanica ebbe inizio nel 1192, dopo l’elevazione della chiesa alla dignità cattedrale. Nei secoli successivi l’edificio venne modificato più volte: la facciata risale al Cinquecento, mentre il campanile conserva caratteristiche gotiche e la consueta bicromia dell’architettura viterbese.

Anche la Cattedrale porta i segni della storia più recente. I bombardamenti del 1944 provocarono danni importanti e parte dell’edificio venne ricostruita nel dopoguerra. All’interno rimangono elementi di epoche diverse, tra cui il pavimento cosmatesco, opere pittoriche e il monumento funebre di papa Giovanni XXI.

La Cattedrale, il Palazzo dei Papi e il Museo del Colle del Duomo formano oggi un unico polo monumentale, permettendo di approfondire la storia religiosa e artistica della città attraverso un percorso comune.

Il Museo del Colle del Duomo

Il Museo del Colle del Duomo raccoglie parte del patrimonio artistico della diocesi di Viterbo ed è inserito nel percorso di visita insieme alla Cattedrale e al Palazzo dei Papi.

È un passaggio utile soprattutto per comprendere quanto la storia della città sia legata alla presenza della Chiesa: dipinti, arredi e opere provenienti dagli edifici religiosi del territorio permettono di seguire l’evoluzione della produzione artistica viterbese attraverso secoli diversi. Il museo è stato istituito nel 2000 e dal 2005 è aperto con continuità.

Piazza del Plebiscito

Dalla parte religiosa della città si può proseguire verso Piazza del Plebiscito, centro della vita civile di Viterbo.

La piazza, già importante nel Duecento, è circondata dal Palazzo dei Priori, dal Palazzo del Podestà e dal Palazzo del Governo. Il Palazzo dei Priori e quello del Podestà ospitano oggi funzioni dell’amministrazione comunale, mentre la Torre Civica domina la piazza con i suoi 44 metri di altezza.

La Rocca Albornoz e il Museo Nazionale Etrusco

Per tornare ancora più indietro nella storia della città bisogna raggiungere la Rocca Albornoz, sede del Museo Nazionale Etrusco di Viterbo.

La fortezza fu costruita nel 1354 per volere del cardinale Egidio Albornoz, nell’ambito della riorganizzazione dei territori dello Stato della Chiesa. Nel Cinquecento il complesso fu interessato da nuovi interventi: papa Giulio II affidò a Bramante la realizzazione del cortile e della fontana centrale.

Il museo conserva reperti provenienti da alcuni dei più importanti siti dell’Etruria meridionale interna, tra cui Acquarossa, San Giovenale, Ferento e Musarna. Alle testimonianze degli antichi insediamenti si aggiungono quelle provenienti dalle necropoli rupestri di Barbarano, Blera, Norchia e Castel d’Asso, che restituiscono un’immagine ancora più ampia della presenza etrusca nel territorio.

Le collezioni raccontano una civiltà che non è fatta soltanto di tombe e corredi funerari. Attraverso abitazioni, elementi architettonici, ceramiche, oggetti d’uso quotidiano e ricostruzioni di ambienti, il museo permette di avvicinarsi alla vita degli Etruschi e ai luoghi in cui vivevano.

Tra i reperti più suggestivi spicca la biga etrusca in bronzo proveniente dalla Tomba della Biga di Ischia di Castro, risalente alla fine del VI secolo a.C. È uno dei pezzi che colpiscono maggiormente il visitatore e testimonia il prestigio raggiunto dalle élite etrusche.

Il Risveglio nella Valle Faul

Fuori dal nucleo più antico, ai piedi del colle di San Lorenzo, la Valle Faul offre un’immagine completamente diversa della città. Dal prato emerge Il Risveglio, la monumentale scultura di J. Seward Johnson Jr., raffigurante un gigante che sembra affiorare dalla terra.

L’opera fu realizzata dall’artista americano nel 1980 e la versione oggi visibile a Viterbo, in vetroresina, arrivò in città nel 2011. Prima di essere collocata nella Valle Faul era stata esposta a Siracusa e a Roma, all’EUR.

La posizione è particolarmente suggestiva: dalla Valle Faul la figura del gigante si trova ai piedi del centro storico, con il profilo della Viterbo medievale e il Palazzo dei Papi sullo sfondo. È una presenza contemporanea inserita in un paesaggio dominato dalla storia, e proprio questo contrasto la rende una delle immagini più insolite della città.

L'opera Il Risveglio a Parco Faul, Viterbo
L’opera Il Risveglio a Parco Faul (@Mariapia Statile)

Le terme di Viterbo

Le acque termali sono una parte importante della storia di Viterbo e del paesaggio che circonda la città. Le sorgenti si trovano nella pianura a nord e a ovest dell’abitato e sono conosciute da secoli per le loro acque calde.

Il luogo più celebre è il Bullicame, la sorgente naturale citata anche da Dante nella Divina Commedia. Le sue acque, che sgorgano a una temperatura elevata, erano conosciute e frequentate già nel Medioevo e contribuirono alla fama di Viterbo come città termale.

Poco distante si trovano le Terme dei Papi, uno dei complessi termali storici più noti di Viterbo. Il nome è legato proprio alla presenza dei pontefici, che frequentarono le sorgenti durante i loro soggiorni in città. Il complesso si sviluppa intorno a una grande piscina termale all’aperto, alimentata direttamente dalle acque della sorgente.

Oggi le terme rappresentano ancora una delle esperienze più caratteristiche da vivere a Viterbo. Accanto agli stabilimenti termali, il territorio conserva altre sorgenti e aree di acqua calda, alcune delle quali accessibili gratuitamente e altre soggette a specifiche modalità di accesso.

Viterbo e la Via Francigena

Viterbo è una delle tappe storiche della Via Francigena, l’antico itinerario che attraversava l’Europa occidentale per raggiungere Roma. Il percorso entra nel territorio viterbese dopo aver attraversato la campagna della Tuscia e conduce i pellegrini verso il centro della città.

La presenza della Francigena aggiunge un’altra dimensione alla visita: Viterbo non è stata soltanto una città di papi e di commerci, ma anche un luogo di passaggio per viaggiatori e pellegrini.

Ancora oggi, camminando per le strade del centro, non è raro incontrare pellegrini con lo zaino in spalla, diretti verso Roma.

La Macchina di Santa Rosa

C’è poi un momento dell’anno in cui Viterbo mostra il suo volto più spettacolare: il 3 settembre, quando la città celebra Santa Rosa con il trasporto della sua grande Macchina.

Una monumentale struttura illuminata viene portata a spalla dai Facchini di Santa Rosa attraverso le vie del centro storico, in una processione che coinvolge tutta la città. La tradizione è legata al culto della santa patrona di Viterbo e si rinnova ogni anno, mantenendo un forte legame con la comunità locale.

Dal 2013 il Trasporto della Macchina di Santa Rosa è inserito nella lista del Patrimonio culturale immateriale dell’UNESCO, insieme ad altre grandi feste italiane delle macchine a spalla.

Per chi visita Viterbo in quei giorni, si tratta di un’esperienza completamente diversa da quella offerta dai monumenti e dai musei: la storia della città esce dagli edifici e diventa una festa collettiva, vissuta nelle strade e nelle piazze.

Cosa vedere nei dintorni di Viterbo

Viterbo è anche un ottimo punto di partenza per conoscere la Tuscia. Appena fuori dalla città il paesaggio cambia e lascia spazio a borghi, boschi, siti archeologici e antichi insediamenti.

Tra le prime località da visitare c’è Bagnaia, frazione di Viterbo, dove si trova Villa Lante, uno dei più importanti esempi di giardino all’italiana del Cinquecento. Poco distante si trova Vitorchiano, borgo medievale costruito sulla rupe, mentre verso i Monti Cimini si incontrano Soriano nel Cimino e la sua splendida faggeta.

Per chi vuole approfondire la storia etrusca, meritano particolare attenzione Blera, Norchia e Castel d’Asso, con le loro spettacolari necropoli rupestri, mentre l’area archeologica di Ferento conserva importanti testimonianze della città romana.

Tra le altre località da vedere nella Tuscia ci sono Tuscania, Tarquinia e Civita di Bagnoregio, tre destinazioni molto diverse tra loro, ma accomunate da un patrimonio storico e paesaggistico di grande interesse. .

Quanto tempo dedicare a Viterbo

Per una prima visita è consigliabile dedicare a Viterbo almeno una giornata, concentrandosi sul centro storico, sul quartiere di San Pellegrino, su Piazza San Lorenzo e sul complesso del Palazzo dei Papi e della Cattedrale. Una giornata permette di vedere i luoghi principali, dedicando il giusto tempo alle visite.

Con due giorni a disposizione si può visitare la città con maggiore calma, entrare nei musei e aggiungere le terme o una visita a Bagnaia e a Villa Lante.

Se invece l’obiettivo è conoscere anche la Tuscia, conviene fermarsi più a lungo e utilizzare Viterbo come base per esplorare i dintorni.

Come arrivare e dove parcheggiare

Viterbo si raggiunge da Roma in auto attraverso la Via Cassia (SS2) o la Cassia bis (SS2 bis). In alternativa, si può percorrere l’A1 in direzione Firenze, uscire a Orte e proseguire poi verso Viterbo.

In treno, la città è collegata a Roma dalla linea regionale FL3 Roma–Cesano–Viterbo e dispone di due stazioni: Viterbo Porta Romana e Viterbo Porta Fiorentina.

Chi arriva in auto deve considerare la presenza della ZTL nel centro storico. Per visitare la città è quindi più comodo lasciare la macchina nei parcheggi pubblici e proseguire a piedi.

Tra le possibilità più pratiche ci sono il parcheggio di Valle Faul, gratuito e situato ai piedi del centro storico, e il parcheggio pubblico di Porta San Pietro, vicino a uno degli accessi alla città medievale. Un’altra soluzione è il parcheggio pubblico di Piazza Martiri d’Ungheria (Sacrario), a pagamento e particolarmente comodo per raggiungere a piedi il centro.

Dal parcheggio di Valle Faul si può inoltre raggiungere la parte alta della città attraverso gli ascensori pubblici, evitando la salita a piedi.

Scopri la Tuscia

Viterbo è solo il punto di partenza. Se vuoi continuare il viaggio tra borghi, siti etruschi, ville storiche e paesaggi della Tuscia, scopri la nostra guida dedicata al territorio.

Immagine di copertina: @Tama66 (portfolio Pixabay)

Leggi anche:

Macchina di Santa Rosa a Viterbo: storia, tradizione e curiosità
Faggeta del Monte Cimino: alla scoperta del bosco sul sentiero CAI 103
Vitorchiano e il suo Moai, un unicum tutto da scoprire