Aggiornamento articolo: 24 agosto 2026
Ogni anno, il 3 settembre, le vie del centro storico di Viterbo si trasformano nel teatro di una delle tradizioni più spettacolari della Tuscia: il trasporto della Macchina di Santa Rosa. Una torre illuminata, alta decine di metri, viene portata a spalla dai facchini di Santa Rosa attraverso le strade della città, in un rito che affonda le sue radici nella storia e nella devozione per la patrona di Viterbo.
Macchina di Santa Rosa: informazioni in breve
Dove: Viterbo
Quando: 3 settembre
Cosa accade: il trasporto della Macchina di Santa Rosa
Chi la trasporta: i facchini di Santa Rosa
Riconoscimento: Patrimonio UNESCO dal 2013
Il trasporto della Macchina di Santa Rosa a Viterbo
Un rito lungo secoli quello del trasporto della Macchina di Santa Rosa a Viterbo, un culto collettivo che ha segnato la città laziale, i suoi cittadini ed i forestieri devoti della santa, un’emozione incontenibile che esplode quando i facchini sotto il baldacchino alzano la macchina di santa Rosa e cominciano a marciare con passi cadenzati. Il 3 settembre di ogni anno si tiene un evento unico ed eccezionale che dal 2013 è stato riconosciuto Patrimonio immateriale dell’umanità dall’UNESCO.

Chi vi ha assistito nelle vie cittadine o ha seguito la processione sullo schermo sa di cosa si parla. La commozione, la devozione e la fatica si mescolano ai muscoli tesi, al fiato corto dei facchini e al cuore traboccante di chi assiste al trasporto di Rosina, come gli stessi viterbesi chiamano dolcemente la santa.
Chi era Santa Rosa di Viterbo
Rosa nasce a Viterbo nel 1233 e viene educata dai genitori al rispetto e alla misericordia. Le sue umili origini non le consentono di andare a vivere nella comunità delle Clarisse così entra giovanissima nel terzo ordine francescano e, seppur gracile e cagionevole, si muove per la città di Viterbo con un crocifisso in mano, predicando amore e pace.
Il periodo è tempestoso e burrascoso, a Viterbo si respira aria di scontro tra l’imperatore Federico II e la Chiesa. La ragazza subisce anche la disgrazia dell’esilio e, dopo avere vissuto a Soriano nel Cimino e a Vitorchiano, riesce a tornare con la famiglia nella sua città natale solo nel 1250, anno della morte di Federico II.
Muore l’anno successivo, ad appena diciotto anni, e da persona umile quale era viene seppellita nella fossa comune di Santa Maria del Poggio. Qui numerose persone raccontano di avere ricevuto cure miracolose e guarigioni inspiegabili.
La fama di Rosa si ingrandisce ed arriva fino alla curia e alle alte sfere romane. Papa Innocenzo IV decide di promuovere il processo di canonizzazione di Rosa e papa Alessandro IV, che nel 1254 aveva trasferito la sede papale a Viterbo, sogna la giovane donna tre volte.
La ragazza gli chiede di poter essere seppellita nel convento delle Clarisse. Se non era potuta entrarci da viva, voleva almeno entrarci da morta. Il papa si reca a visitare la sua tomba ma, non sapendo dove sia sepolto il corpo, si aggira sopra quella terra benedetta senza capire bene come identificare il lembo di terra sotto cui giace Rosa.
Leggenda vuole che per aiutare la ricerca del pontefice spunti proprio durante il passaggio del papa una rosa ad identificare il punto esatto della sepoltura. Papa Alessandro IV, ascoltando le volontà della giovane, ordina la traslazione della santa bambina il cui corpo viene trovato intatto ed il 4 settembre del 1258 i resti mortali di Rosa vengono trasportati su un baldacchino dal luogo di sepoltura fino alla chiesa del monastero di San Damiano, dove oggi si trova il santuario dedicato alla santa.
Ancora oggi si ricorda quell’episodio ed ogni anno, la sera del 3 settembre, la statua della santa posta su una torre illuminata viene accompagnata dai facchini e dall’entusiasmo della folla.
La Macchina di Santa Rosa: storia e caratteristiche
Le prime testimonianze della Macchina di Santa Rosa risalgono al Seicento e l’Istituto Centrale per il Patrimonio Immateriale indica nel 1664 una delle prime realizzazioni. La struttura si è trasformata profondamente nel corso dei secoli: da semplice apparato processionale è diventata progressivamente una grande torre, fino ad assumere le forme monumentali che oggi conosciamo. La caratteristica struttura a torre si affermò soprattutto tra il Settecento e l’inizio dell’Ottocento.
Per molto tempo la struttura ebbe l’aspetto di un grande campanile goticheggiante illuminato, tanto da essere conosciuta come “campanile che cammina”. Nel corso del Novecento la tradizione iniziò però a confrontarsi con forme artistiche sempre più moderne. Un momento di svolta arrivò nel 1967 con Volo d’Angeli, una Macchina che superava per la prima volta i 30 metri e introduceva una concezione molto più scenografica, con una grande composizione di angeli che sembrava sollevare Santa Rosa verso il cielo.
Negli anni successivi ogni nuova Macchina ha portato una propria interpretazione della figura della santa. Spirale di Fede (1979-1985) sviluppava il tema della spirale ascendente, mentre Armonia Celeste (1986-1990) proponeva un vortice di angeli musicanti. Con Fiore del Cielo (2009-2014) arrivò invece una struttura dall’aspetto decisamente contemporaneo, caratterizzata anche dalla spettacolare cascata di petali di rosa durante una delle soste. Gloria, inaugurata nel 2015, recuperava invece numerosi elementi dell’architettura gotica e della tradizione viterbese.
Dal 2024 la Macchina è Dies Natalis, progettata per raccontare attraverso forme e simboli la nascita di Santa Rosa. È la struttura attualmente in uso e accompagnerà il trasporto fino al 2028, salvo eventuali proroghe.
I Facchini di Santa Rosa: protagonisti del trasporto
I facchini sono l’anima del trasporto, il propulsore della macchina di Santa Rosa, un baldacchino alto 28 metri e pesante 5 tonnellate che viene cambiato ogni 5 anni. I facchini vengono scelti dopo una prova di idoneità che consiste nel compiere un tragitto di 90 metri con un peso di 150 chili sulle spalle.
Il loro numero varia lungo il percorso in base alla difficoltà del tracciato e secondo gli spazi cittadini che talvolta sono veramente esigui e stretti. Prima della processione nella chiesa di San Sisto i ragazzi di santa Rosa ricevono la benedizione in articulo mortis, come avveniva in passato per gli uomini che andavano in guerra o che erano in pericolo di vita.

A trasportare la macchina di Santa Rosa ci sono i 113 facchini, divisi a seconda della posizione che occupano e a cui se ne aggiungono altri durante il percorso. I ciuffi sono i facchini che si trovano sotto la macchina, le spallette sono posizionate sui lati lunghi, le stanghette su quelli corti, le corde e le leve si aggiungono nella parte anteriore e posteriore della macchina solo nella parte finale, quando la santa viene portata di corsa lungo la salita che precede il santuario.
I cavalletti si occupano, invece, di portare i supporti su cui viene poggiata la macchina durante i periodi di sosta. A guidare tutti questi ragazzi c’è il capo facchino che chiama le file e che con un “sotto” fa posizionare i suoi uomini e poi, dopo avere chiesto se siano “tutti d’un sentimento”, in una Viterbo con tutte le luci spente, dà l’ordine di andare “sotto col ciuffo” e di stare fermi.
Il trasporto della Macchina di Santa Rosa: il percorso e la salita finale
Il trasporto attraversa il centro storico di Viterbo in un’atmosfera particolare: le luci della città si spengono e la Macchina di Santa Rosa, illuminata, avanza lentamente tra le strade medievali, accompagnata dai comandi del capo facchino e dall’entusiasmo della folla.
Quando i facchini si piegano sotto la macchina di Santa Rosa, con le ginocchia basse e la testa sotto la torre che sorregge la santa, il capo dà l’ulteriore comando di alzare la macchina, il “sollevate e fermi“. In questo momento la folla esplode, i facchini hanno appena alzato il baldacchino alto come un palazzo di 10 piani e pesante 50 quintali.
Dopo alcuni secondi, la voce possente del capo facchino urla: “Santa Rosa avanti” e la macchina comincia a camminare inesorabilmente tra le strette strade medievali di Viterbo, oltrepassando in altezza i palazzi, i balconi, i tetti. Il tragitto è lungo circa un chilometro e sono previste 5 soste per consentire il riposo ai facchini.
La torre illuminata da fiaccole e luci elettriche rischiara una Viterbo completamente al buio, avvolta dal calore della folla che assiste meravigliata a questa processione davvero spettacolare, in un percorso che si snoda da porta Romana fino al santuario della santa.
L’ultima sosta, a piazza Verdi, è la più importante perché servirà ai facchini per recuperare le ultime energie e spingere la macchina di santa Rosa sulla salita che precede l’arrivo. Qui c’è l’ultima alzata, quella più spettacolare e partecipata dove a spingere la macchina partecipa anche l’entusiasmo delle persone che si trovano lì.
Rosina, dopo essersi rimessa in moto a passo d’uomo, ha un moto improvviso, una sussulto, una spinta poderosa lungo la salita. Il capo facchino, infatti, ha appena ordinato il “di corsa”, le leve e le corde si aggiungono agli altri uomini di santa Rosa aiutando i facchini a trasportare la macchina che per l’inclinazione della strada si sbilancia all’indietro.
Con tutta la forza e l’adrenalina in corpo, i facchini portano la macchina fino alla piazza del santuario, sono stremati sotto quel baldacchino imponente ma hanno ancora la forza di eseguire l’ultima manovra, quella della girata che fa roteare la macchina. La folla grida “viva santa Rosa” e finalmente quel pinnacolo viene adagiato sui cavalletti in un tripudio di gioia.
Incidenti e imprevisti durante il trasporto della Macchina di Santa Rosa
Ma non sempre santa Rosa è arrivata a destinazione: nel 1814 e nel 1820 la macchina dopo una pericolosa inclinazione all’indietro non riesce a raggiungere il santuario; lo stesso avviene nel 1967 quando la Macchina, pesantissima e denominata Volo d’Angeli, non termina il suo percorso e subisce un fermo in via Cavour. Nel 1758 e nel 1790, invece, la torre cade durante la mossa, la parte iniziale della processione.
La Macchina di Santa Rosa nel 1986: l’episodio di Armonia Celeste
Nel 1986 si vivono attimi terribili che gettano nel terrore gli spettatori. Durante la salita finale, infatti, la macchina si inclina pericolosamente su un fianco e, dopo il rafforzamento dovuto all’intervento di altri facchini sul fianco debole, quello destro, oscilla sul lato opposto scatenando il panico generale.
Una parte dei ciuffi è in ginocchio, la macchina sfiora i 34 metri di altezza e le 7 tonnellate di peso. La torre si inclina, ha una sbandata pazzesca, sembra cadere. Le spallette sono uscite troppo presto da sotto la macchina, il pinnacolo altissimo sembra non riuscire a raddrizzarsi. Oscilla terribilmente e allora il progettista, lo stesso sindaco, le forze dell’ordine danno una mano a sorreggere la macchina.
Il capo facchino prende il microfono e porta la calma, chiede ai suoi uomini concentrazione ed un ultimo sforzo. “Armonia celeste”, questo il nome della macchina di santa Rosa, dopo minuti di sbandamento riesce tra gli applausi di incoraggiamento a raggiungere il santuario.
Informazioni utili per assistere al trasporto della Macchina di Santa Rosa
Il trasporto della Macchina di Santa Rosa si svolge ogni anno la sera del 3 settembre nel centro storico di Viterbo. Il percorso tradizionale parte da San Sisto, a Porta Romana, e attraversa alcune delle principali vie e piazze del centro fino al Santuario di Santa Rosa. Il tragitto è di circa 1,2 chilometri e comprende diverse soste prima dell’ultimo tratto in salita verso il santuario.
Chi vuole assistere al passaggio della Macchina può scegliere diversi punti lungo il percorso. In alcune piazze vengono predisposti posti a sedere e tribune, mentre per assistere liberamente al trasporto è importante considerare l’affluenza molto elevata e arrivare con largo anticipo. Le modalità di accesso, i posti a pagamento, la viabilità e le eventuali limitazioni possono cambiare di anno in anno, quindi è consigliabile verificare le informazioni aggiornate in prossimità del 3 settembre.
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Tutte le foto qui riprodotte sono state scattate da Chiara Scalabrelli, che ringraziamo.
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