La Chiesa di San Bernardo alle Terme, che veglia discreta l’omonima piazza di San Bernardo, è una di quelle presenze affogate nelle geometrie urbane, quasi anonima tra i palazzi attigui, le auto parcheggiate e il viavai di una delle strade che maggiormente rappresentano la frenesia ministeriale capitolina: via XX settembre.
Eppure, come la Città Eterna spesso insegna, sono le chiese nascoste, distrattamente ignorate, superficialmente sfiorate, quelle che poi sorprendono nei dettagli e nelle suggestioni uniche.
La Chiesa deve la sua esistenza alla Contessa Caterina Sforza Cesarini, devota nipote di papa Giulio III che ne ordinò l’edificazione nel 1598 ed intese dedicarla al suo Santo di Chiaravalle e poi affidarla all’ordine da questi fondato, i Cistercensi. La particolarità è che fu riadattato lo spazio di uno dei torrioni delle antiche Terme di Diocleziano, i cui relitti, più o meno evidenti, coinvolgono un perimetro ampio di cui il torrione di San Bernardo rappresenta uno degli estremi.
E per comprendere appieno quale fosse l’effetto dell’edificio sul paesaggio, dobbiamo immaginare il contesto rurale e bucolico che l’area poteva avere fino alla fine dell’Ottocento.
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