Campagna italiana di Grecia: cronaca di un’immane disfatta

Campagna di Grecia

Benito Mussolini, già sul finire dell’aprile del 1940, iniziò a pensare alla possibilità di attaccare la Grecia. L’idea che l’Italia dovesse entrare in guerra, mettendo fine alla scelta della non belligeranza presa subito dopo l’attacco tedesco alla Polonia, iniziò a maturare fra i fascisti già all’inizio del 1940. Rimanere fuori dal conflitto non poteva essere … Leggi tutto

Memoriale di Moro: carte e misteri di via Monte Nevoso

Lo statista Aldo Moro

Aggiornamento articolo: 17/07/2026

Milano, quartiere Lambrate, domenica 1° ottobre 1978. È l’alba quando una sessantina di carabinieri, guidati dal giovane capitano Roberto Arlati, entra in un piccolo appartamento posto al primo piano di una palazzina sita in via Monte Nevoso 8. Non si tratta di un’operazione qualsiasi, in quel monolocale di poco più di 40 metri quadrati, le forze dell’ordine sono certe di trovare qualcosa di importante, e prima di loro ne è certo il generale dei carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa che, da poche settimane, dirige un nucleo speciale antiterrorismo, composto da 200 uomini e istituito con decreto del presidente del consiglio il 10 settembre.

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Walter Bonatti. La verità sul K2 (parte seconda)

Il 30 luglio 1954 alle 8 di mattina Pino Gallotti e Walter Bonatti si trovano al campo VIII allestito sul K2, a quota 7327 metri, e così come concordato il giorno precedente con Lacedelli e Compagnoni, si incamminano verso il basso per recuperare le bombole d’ossigeno lasciate lungo il tragitto e portarle prima al campo VIII e poi all’ultimo campo, il IX, quello che dovranno allestire in giornata proprio Lacedelli e Compagnoni, i due alpinisti italiani scelti per l’assalto finale al K2. Bonatti e Gallotti intravedono salire dal campo VII Abram (che dopo il riposo notturno si è ripreso dalla fatica) ed i due hunza Mahdi e Isakhan.

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La conquista del K2 e il caso Bonatti (prima parte)

La conquista del K2

Il Duca degli Abruzzi, Luigi Amedeo di Savoia-Aosta, nel 1909 provò a scalare la seconda vetta del mondo, quel mostro minaccioso ed impenetrabile che rispondeva al nome di K2, ma il tentativo si dimostrò arduo e non fu portato a compimento. Però è dalla via tracciata dal nobile di casa Savoia che prese le mosse la spedizione italiana che nel 1954 provò l’impresa della conquista di questa cima. La cresta sud-est, ribattezzata lo Sperone degli Abruzzi, portò Lino Lacedelli ed Achille Compagnoni, il 31 luglio 1954, dritti alla vetta del K2. I due alpinisti italiani riuscirono ad immortalare quell’impresa piantando la bandiera italiana, il vessillo pakistano ed il gardaglietto del CAI su una distesa di neve a 8611 metri.

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“Una schiavitù chiamata migrazione”. Il saggio di Fabio Prata

Fabio Prata, Una schiavitù chiamata migrazione

La storia, si sa, la scrivono da sempre i vincitori, fin dai tempi di Romolo e Remo. Conosciamo il punto di vista di coloro che si sono imposti con la forza, con la violenza ma, quasi mai, quello di chi è stato sconfitto, il cui grido rimane soffocato nei silenzi inaccettabili della storia. Ma non sempre per fortuna è così. Un esempio è dato dal bel libro di Fabio Prata, Una schiavitù chiamata migrazione. “Se ti prendono per fame prima o poi ti fanno ostaggio…” Edito da UniversItalia, questo testo è la dimostrazione che si può sentire la voce anche di chi a malapena ha fiato, di chi stenta a emergere in un mondo di presunti forti.

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